Die Apokalyptischen Reiter – Recensione: The Divine Horsemen

Subito dopo il rinnovo del contratto con Nuclear Blast, avvenuto lo scorso anno, i Die Apokalyptischen Reiter hanno annunciato un nuovo album, un “album speciale” celebrativo in vista dei loro venticinque anni di carriera. Noi lo abbiamo ascoltato e queste sono le impressioni che ne sono derivate.

I nostri, si sa, non sono mai stati omogenei e lineari nel loro sound, sperimentando continuamente e regalandoci album validissimi e sempre diversi tra loro, e forse questa è la loro più grande peculiarità. Questa volta, però, la band tedesca si è superata. Per festeggiare i venticinque anni di carriera, infatti, i Die Apokalyptischen Reiter hanno pensato a qualcosa di più che stravagante: un esperimento. Dopo essersi chiusi, letteralmente, in una sala prove, la band ha improvvisato circa cinquecento minuti di musica, senza alcuna preparazione e navigando tra i più disparati stili musicali. I cinquecento minuti sono stati più ridotti ad ottanta e racchiusi in due album, il primo contenente i primi otto brani e il secondo con gli altri sette. La produzione è stata affidata ad Alexander Dietz degli Heaven Shall Burn. Tutto questo, spiega la band, è stato quasi una sfida, una scommessa con sé stessi: “Sono passati più di dieci anni da quando, in una notte di falò alcolico in Sud Tirolo, il genio del ‘disco in due giorni’ uscì per la prima volta dalla lampada. Nel 2020, per il nostro 25° anniversario come band, ci siamo trovati come cinque amici che fanno musica insieme, lasciandosi andare, godendosi il passato e sperimentando senza limiti. Senza prove, composizione o riflessione: la musica nella sua forma più primordiale, intesa solo per il momento. Siamo ancora in grado di essere i piccoli, selvaggi ragazzi del passato, che sono diventati ormai uomini? Possiamo distruggerci e resuscitare in poche ore? Proprio come ai vecchi tempi quando non sapevamo nulla di musica, e lì non c’era giusto o sbagliato, né buono né cattivo. Buon compleanno a noi!”

Il primo brano in tracklist, “Tiki”, è una potenza unica che racchiude sonorità tribali accostate al Death Metal più classico. Il tiro rimane altissimo anche nelle successive “Salus” e “Amma Guru”. Solamente dalla quarta traccia, “Inka”, il sound cambia completamente, regalandoci un suggestivo brano strumentale, lento e atmosferico. Da questo momento, l’album è un’altalena che oscilla tra brani dal sound massiccio e tracce più sperimentali e rilassate. Particolarmente singolari sono “Children of Mother Night”, che quasi rimanda al Gothic Rock, e “Haka”, che è indubbiamente uno dei pezzi più possenti di The Divine Horsemen. L’album termina con “Eg On Kar”, che racchiude quasi tutte le sonorità incontrate finora, alternando lenti riff di chitarra a veloci cavalcate di batteria.

The Divine Horsemen si rivela un album stravagante, perfettamente in stile con ciò che sono i Die Apokalyptischen Reiter. Un esperimento riuscito, dunque, che sarà apprezzato però solo se ascoltato con il presupposto di non voler cercare il Metal più nudo e crudo, ma unito a timbri più lenti, malinconici, gotici e perché no, anche tribali.

Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2021

Tracklist: 01. Tiki 02. Salus 03. Amma Guru 04. Inka 05. Nachtblume 06. Aletheia 07. Duir 08. Children of Mother Night 09. Uelewa 10. Haka 11. Simbi Makya 12. Wa He Gu Ru 13. Akhi 14. Ymir 15. Eg on Kar

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