Myrath – Recensione: Desert Call

Prog metal dal deserto. I Myrath sono una band tunisina che arriva con “Desert Call” al secondo album ufficiale sulla lunga distanza, presentandoci un lavoro assolutamente degno di nota. I nostri si muovono lungo le coordinate del power prog metal dei Symphony X e degli Adagio, profondamente influenzati dalle melodie arabeggianti e dalle musiche delle terre d’Africa. I Myrhat infarciscono le dieci song dell’album di litanie etniche, di arabeschi sonori colorati e di tribalismi trascinanti, che rendono la proposta assolutamente originale ed unica nel suo genere. Avevano già percorso questa strada gli Amaseffer, ma “Desert Call” è un album maggiormente metal nelle sue cavalcate progheggianti, che esplodono nelle prime tre song, tre gioielli che potrebbero fare da colonna sonora ideale alle avventure delle Mille e una notte. Non mancano parti tipicamente prog (“Silent Cries” si rifà ai Dream Theater di “Images and Words”), mentre in “Madness” i tunisini si avvicinano al power raffinato dei Kamelot di “The Fourth Legacy”. Assolutamente all’altezza il lavoro dei musicisti, soprattutto la sezione ritmica, con il basso pulsante di Anis Jouini a recitare un ruolo da protagonista. Tra passaggi più sinfonici ed arrangiamenti sognanti, tra danzatrici del ventre e corse fra le dune sul dorso di un cammello, i Myrath sapranno conquistarvi e condurvi per mano verso le atmosfere calde e sabbiose dell’Africa. La band ha avuto coraggio, ci auguriamo che i fan del genere ne abbiano altrettanto, concedendo loro una possibilità.

Voto recensore
7
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2010

Tracklist:
01. Forever And A Day
02. Tempests Of Sorrow
03. Desert Call
04. Madness
05. Silent Cries
06. Memories
07. Ironic Destiny
08. No Turning Back
09. Empty World
10. Shackwawe

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