Deathless Legacy – Recensione: Mater Larvarum

L’ultimo disco dei Deathless Legacy – che avevo avuto la possibilità di recensire circa due anni fa – era stato una piacevole sorpresa: nata come cover band dei Death SS, la formazione di Pisa aveva in quell’occasione dimostrato una maturazione, sia dal punto di vista artistico che produttivo, in grado di evocare la figura dell’allievo che sotto certi aspetti supera il maestro. “Saturnalia” aveva infatti le fattezze intriganti di una complessa opera audio-visuale, nella quale l’esperienza di un metal brillante e pieno di moderne componenti horror/sinfoniche si arricchiva ulteriormente, grazie alla pubblicazione di alcuni video diretti dal batterista Andrea Falaschi (autore anche di alcuni video recenti dei Death SS) che ne veicolavano con ancora maggiore efficacia il linguaggio ed il messaggio. Date le positive premesse, mi sono quindi avvicinato all’ascolto di “Mater Larvarum” con grande interesse, curioso di vedere quale strada i nostri avessero imboccato. “Ora Pro Nobis” apre un disco che si presenta candidamente più immediato rispetto al predecessore: nonostante l’immagine misteriosa e le citazioni latine, il brano regala un’apertura ariosa che non si discosta molto dal dark ritmato di Nightwish (“The Coven” è però meglio di molte cose realizzate dai finlandesi), Powerwolf, Lordi e Type O Negative, con i Paradise Lost a lanciare un’occhiata benevola e la band del compianto Peter Steele quasi omaggiata dalle tastiere della successiva “Nightfall”.

A fare davvero la differenza è però la prova di EleonoraSteva” Vaiana alla voce, che riesce a dare a “Mater Larvarum” una caratterizzazione femminile ma senza rinunciare ad un’impronta oscura, roca e graffiante. Se da un lato si avverte la mancanza dei brani tour de force che avevano reso indimenticabili alcuni momenti del lavoro precedente, dall’altro l’equilibrio (“Queen Of The Infernal Pantheon”) e la sostanza melodica (“Hollow”) della quale è fatto “Mater Larvarum” sono essi stessi un atto di coraggio, con il quale la band sceglie di rinunciare ad una parte di complessità a favore di un approccio forse più omologato, ma allo stesso tempo in grado di raggiungere una platea più vasta e trasversale. Se un brano accattivante come “Zora” dei Death SS decide di auto-castrarsi promuovendosi su Youtube con un video vietato ai minori, i Deathless Legacy adottano un atteggiamento più lungimirante rinunciando a tette, chiappe e piselli, non solo dal punto di vista delle immagini ma anche dello stile musicale: rispetto a “Saturnalia” questo album appare più cotto e calcolato, con i suoi elementi più atmosferici ed oscuri pur sempre presenti (“Fade Into The Dark”), ma in qualche modo confinati all’interno di spazi ben delimitati in grado di evitare eccessive contaminazioni.

Evitare gli eccessi: questo sembra l’imperativo che ha guidato la formazione pisana nella stesura delle undici tracce, proponendo un album che suggerisce, invece di imporre, la propria fascinazione simbolica e sinistra (“Altar Of Bones”). “Mater Larvarum” è così un disco di fiati e di respiri (“Absolution”), che in un certo senso reagisce alle difficoltà del periodo con una visione più positiva e luminosa, affrontando a testa alta il sacrificio di una spuntatina stilistica (“cosa faccio, taglio?”, dice sempre il mio implacabile barbiere Orazio) che con ogni probabilità farà felici fan, passanti su Youtube e pure la casa discografica in quel di Melegnano. Nota ulteriore va infine a favore della produzione, che fa di questo lavoro un prodotto curato da ogni punto di vista: i suoni sono cristallini ma senza risultare taglienti, il mixing ispirato e ordinato di Simone Mularoni è una garanzia, i picchi sono sapientemente smorzati (come nella Ghost-lyMoonless Night”) per fare di questo disco un prodotto adattabile e fruibile in ogni situazione.

Per quanto “Mater Larvarum” non rappresenti fino in fondo una virata stilistica, rappresentando il sesto capitolo di una carriera che non c’è alcun bisogno di stravolgere, la scelta di gettarsi nella mischia del “catchiest e radio-friendly” – quando interpretato così bene – deve essere intesa come un atto di coraggio ed auto-consapevolezza, non certo di rinuncia. Come i Maneskin all’Eurovision ed a differenza della band di Steve Sylvester, che dopo l’illusoria effervescenza di “X” sembra voler tornare sui propri stantii passi (ah, quanto mi manca il drumming di Marco Lazzarini!), i Deathless Legacy sposano con convinzione una nuova causa che, invece di rinnegare “Saturnalia”, ne costituisce una sorta di ideale complemento, come uno yin-yang da godersi nella sua sinfonica interezza comprando ed ascoltando entrambi gli album in momenti diversi della giornata. E dedicando così ancora più tempo ad una realtà italiana con le idee chiare, elegantemente calata in un contesto che trascende i propri confini e finalmente pronta a spiccare il grande – e popolare – salto.

Etichetta: Scarlet Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. Ora Pro Nobis 02. Nightfall 03. Hollow 04. Fade Into The Dark 05. The Coven 06. Absolution 07. Moonless Night 08. Queen Of The Infernal Pantheon 09. Altar Of Bones 10. Run 11. Mater Larvarum
Sito Web: facebook.com/Deathlessmetal

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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