The Tangent – Recensione: COMM

Da sempre attenti alle telecomunicazioni tanto da essere stati tra le prime band a pubblicare pezzi in mp3 (intorno al 1996) e a realizzare album via Internet senza che i membri si incontrassero di persona (fatto purtroppo ricorrente al giorno d’oggi) riprendiamo contatto con i The Tangent gruppo eclettico che pur mantenendo sin dall’esordio “The Music That Died Alone” un livello qualitativo pregevole ed a volte sorprendente per l’attaccamento ai dettami della tradizione prog degli anni ’70 (ma anche ’80 per certi suoni sintetici) non si può dire che abbia introdotto chissà quali novità nel proprio songbook nel corso degli anni.

“COMM” non è quindi niente più di un buon album, meno prolisso del solito, ma contenente tutti i pregi e difetti di questo progetto; l’ennesimo “cambio” di formazione “non cambia” la schiacciante predominanza delle tastiere sulla chitarra anche se il giovane virgulto Luke Machin si dimostra un vero taqlento della sei corde. Non viene purtroppo preso in considerazione l’utilizzo di un altro/a vocalist (Andy Tillison in questo senso non è mai stato un drago del microfono) e soprattutto non sappiamo quanto pubblico possa avere una proposta del genere oggigiorno (cinque tracce di cui due ben oltre i 15 min. di durata); è peraltro vero che quando i passaggi si fanno meno prolissi ed i musicisti si lasciano andare è un piacere sentirli all’opera sul proprio strumento (“The Mind’s Eye”). “Shoot Them Down” al cntrario è da ritenersi una pausa di riflessione tra tecnicismi che arrivano da ogni dove rivelandosi qualcosa in più di un tributo ai Pink Floyd.

La parte finale del lavoro riprende un ritmo vivace e consono alle precedenti produzioni degli inglesi per un risultato finale sufficiente ma nulla più.

Voto recensore
6
Etichetta: Inside Out / Century Media-EMI

Anno: 2011

Tracklist:

01. The Wiki Man

02. The Mind’s Eye

03. Shoot Them Down

04. Tech Support Guy

05. Titanic Calls Carpathia

 


Sito Web: http://www.thetangent.org

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  1. spheric

    “soprattutto non sappiamo quanto pubblico possa avere una proposta del genere oggigiorno (cinque tracce di cui due ben oltre i 15 min. di durata)”

    Considerazione senza senso. Che vuol dire? Che non ci sono appassionati di progressive? Che al giorno d’oggi le canzoni devono essere brevi per forza? Fossero poi i Tangent l’unico gruppo al mondo a scrivere pezzi lunghi…

    Comunque COMM è assolutamente in linea con la produzione Tangent, quindi un solido lavoro di progressive rock che, senza gridare al capolavoro e senza cercare l’innovatività, risulta godibilissimo dalla prima all’ultima nota.

    Tra l’altro, stesso identico giudizio il recensore ha espresso su un lavoro superbo come l’ultimo Karmakanic, cosa che mi fa pensare che in fondo non nutra una grande simpatia per questo genere, e allora forse è meglio recensire altro. Se ascolto i Karmakanic o i Tangent so che mi troverò di fronte ad un progressive rock classico e non andrò a cercare l’innovazione a tutti i costi -posto che una Can’t Take It With You o una The Mind’s Eye posseggono sufficienti spunti originali da non poter essere minimamente considerate tradizionaliste. Se poi passo a Bilateral dei Leprous allora sì che porrò l’accento sul vasto mix di influenze e sull’originalità della proposta.

    Volendo si può discutere su cosa dovrebbe significare suonare “progressivo” ma questa è un’altra faccenda che esula dal contesto di una recensione. Si può preferire l’uno o l’altro approccio al progressive -quello innovativo o quello “filologico”- ma la qualità, quella bisogna saperla riconoscere a prescindere e in COMM la qualità abbonda.

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    • Alberto Capettini

      Spheric, come al solito questione di gusti anche se non mi sembra assolutamente di aver detto che non ci sono più appassionati del progressive.
      Di sicuro ti sbagli di grosso su una cosa: sono forse l’unico della redazione che ascolta in modo assiduo il progressive in tutte le sue salse…e ti confermo che l’ultimo Karmakanic e l’ultimo The Tangent sono poco più che sufficienti per il sottoscritto. Su Leprous invece sfondi una porta aperta…

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  2. spheric

    Ti ringrazio per la risposta.

    Ho notato in giro che l’ultimo Karmakanic non sta avendo una ottima “stampa”, se così si può ancora chiamare. Non ne riesco a comprendere il motivo, è un album fantastico anche se a tratti molto Yes -nell’opener Edman suona così tanto Anderson che non può che essere una citazione voluta. Francamente l’intera discografia dei Karmakanic mi pare superiore a qualsiasi cosa abbiano mai fatto i Flower Kings, ma questo è decisamente un parere soggettivo. In ogni caso, l’accusa che più spesso sento rivolgere a gruppi come KK o Tangent -e non parliamo neanche di cosa viene detto di band neoprog come i sorprendenti Introitus- è quella di essere troppo derivativi, cosa ovviamente vera ma siamo o non siamo amanti di queste sonorità? E allora, a mio parere, ben vengano anche album come questi che sono sì “solo” variazioni sul tema ma con grande eleganza e classe cristallina.

    Poi sono d’accordo che il futuro siano probabilmente band come Leprous, Unexpect o Haken, che meritano senza dubbio un plauso addizionale per la voglia di innovare un genere a volte effettivamente troppo statico.

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    • Alberto Capettini

      Su Karmakanic versus Flower Kings mi trovi perfettamente d’accordo anche se non ti nego di possedere la discografia di entrambi; dei K continuo a preferire i primi due lavori…

      Reply (in reply to spheric)

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