David A Saylor – Recensione: City Of Angels

In molti si chiederanno: chi è David A Saylor? Gli ammiratori più attenti delle sonorità ‘silk and steel’ assoceranno il suo nome alla band Push (Uk) che negli anni 80 realizzò (con il nostro alla voce) dei meravigliosi brani demo incentrati su sonorità di rock adulto purtroppo rimasti unreleased ma notati, molti anni dopo, dai boss dell’AOR Blvd Records. La label inglese rispedì il gruppo in studio per ri-registrare il vecchio materiale (in modo che venisse rinfrescato ed attualizzato) e pubblicò “Strange World” (primo album ufficiale del combo) sotto la propria ala protettrice nel 2010.

Ora è la volta di puntare i fari su “City Of Angels” ed ascoltarlo significa tuffarsi nel passato e rivivere l’atmosfera degli 80s/early 90s: le canzoni che fanno parte di questo lavoro furono concepite proprio in quel periodo e durante le fasi di registrazione svolte recentemente si è voluto mantenere il mood di quell’epoca affinché l’album profumasse di quella magia percettibile esclusivamente in quegli anni indimenticabili. Quando la title track apre le danze si è subito incantati dalle sue dolci note e, viaggiando con la mente, si è proiettati in grandi città illuminate da luci al neon alla ricerca di meravigliose ragazze e di sogni da realizzare mentre i tappeti di tastiere di “Let Your Spirit Soar” vi faranno camminare su un arcobaleno di mille colori. Se le tracce di cui si è appena parlato sono di concezione prettamente a.o.r. , “Give It All” vira maggiormente sul lato soft ed offre un pop dai cori ammalianti, la soffice “In Our Dreams” è una graziosa ballad e laddove viene scandita la frase ‘in your eyes I see my heaven’ sembra che il cantante sia seduto su una stella e stia recitando una poesia alla ragazza che ama con tutto il cuore. “Mystery Girl” è muscolare, l’unica occasione in cui la chitarra è posta in primo piano (negli altri episodi la sei corde contorna le melodie ed esegue assoli vincenti ma non è mai sfrontatamente protagonista nell’ossatura delle composizioni) e, con quei chorus da cantare a squarciagola, è la tipica canzone da ascoltare mentre si sfreccia veloci col proprio bolide. La scorrevole “Think Of What Your Thinking” è un altro ‘touch of class’ che colpisce al cuore con quelle keyboards vellutate che creano passaggi musicali ineccepibili e con delle armonie vocali da paradiso del genere.  Su “Where Do We Go From Here”, introdotta da sonorità che ricordano i Night Ranger ‘Big Life era’, David A Saylor duetta con la voce seducente della singer Suzie Ashby ed insieme creano attimi di memorabile musicalità. L’album, tra l’altro, racchiude in sé addirittura tre rifacimenti di altrettanti successi ottantiani ovvero “Hands To Heaven” dei Breathe (magnifica hit che scalò le charts inglesi ed americane all’epoca della sua uscita), “Inside Love” dei Seven (meravigliosa canzone carpita del repertorio di una band inglese mai troppo osannata e rivalutata) e “Don’t Want To Wait Anymore” del gruppo musicale The Tubes interpretate in maniera elegante dal singer.

“City Of Angels” non lascerà indifferenti i puristi dell’a.o.r.: è un lavoro affascinante (nonostante la produzione non sia di pari qualità paragonata a quella dei big del genere, essa risulta comunque ampiamente soddisfacente) ed  è cosa giusta esternare il proprio apprezzamento e la idonea visibilità ad un’ uscita relegata come ‘minore’ ma che sa offrire le stesse emozioni positive (o addirittura in quantità maggiore) di certe uscite prese particolarmente in considerazione solo perché partorite da nomi di grido (magari alla frutta) della stessa natura musicale.

Pollice alto senza nessuna esitazione.

Voto recensore
8
Etichetta: AOR Blvd Records

Anno: 2012

Tracklist:

01. City Of angels
02. Let Your Spirit Soar
03. Hands To heaven
04. Give It All
05. In Our Dreams
06. Mistery Girl
07. Inside Love
08. Think Of What Your Thinking
09. I Don’t Want To Wait Anymore
10. Where Do We Go From Here


Sito Web: http://aorboulevardrecords.weebly.com/

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. giancarlo

    Grande album per essere un “minore”. Con la bilancia che pende più verso il pop che l’aor. Però le melodie sono superbe e a parte le cover almeno “In our dreams” , la titletrack e “where do we go from here” sono instant classics….

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