Cirith Ungol – Recensione: Half Past Human

I veterani Cirith Ungol erano già stati autori di uno dei migliori comeback recenti con un album davvero fenomenale come “Forever Black”, ma coerenti con la loro collezione di “momenti sbagliati”, hanno avuto la sfortuna di far uscire tale pietra miliare proprio ad aprile 2020. Tutto rinviato quindi, compresa la loro annunciata presenza al Keep It True, che avrebbe dato loro ulteriore spinta per una ripartenza in pompa magna. A dimostrazione però che non tutto il male viene per nuocere, la difficile situazione ha permesso alla band di lavorare alla pubblicazione di quattro nuovi brani, inclusi in questo validissimo “Half Past Human”. Vero è che nessuno di questi è definibile del tutto come nuova composizione, trattandosi semmai di nuove versioni di vecchie song, risalenti addirittura al periodo di formazione della band e che vanno quindi datate negli anni settanta.

Una matrice quella seventies che la band ha spesso messo in mostra, non facendone mistero nemmeno in canzoni presenti sul citato “Forever Black”, ma che qui paradossalmente non appare così marcata come ci si poteva attendere, se non nell’iniziale “Route666”. Il sound è infatti quello cupo, compresso e volutamente lo-fi scelto per “Forever Black” (ed in effetti due canzoni arrivano dalla stessa session), ma anche il feeling dei brani appare in linea con quanto prodotto più di recente e soprattutto la title track gode di un lirismo epico che nulla ha da invidiare al meglio della produzione dei nostri. Una appendice graditissima, che speriamo aiuti ulteriormente la band nel suo percorso verso un meritato ritorno ai vertici del movimento che hanno contribuito a creare.

Etichetta: Metal Blade

Anno: 2021

Tracklist: 01. Route 666 02. Shelob’s Lair 03. Brutish Manchild 04. Half Past Human

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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