Chaos Magic – Recensione: Emerge

Dagli esordi con I suoi Aghonya (2008), all’incontro con Timo Tolkki (“Abbiamo sviluppato un bel rapporto di amicizia, quasi come tra padre e figlia”) che in un certo senso le cambiò la vita e gli orizzonti, la storia della cantante cilena Caterina Victoria Torrealba Carrancá (in arte Caterina Nix) è quella di un’artista che conosce il significato della gavetta, che ha condiviso il palco con After Forever, Edguy, Tarja e Within Temptation, che adora i Lacuna Coil e che nei suoi Chaos Magic ha finalmente trovato una dimensione internazionale ed in grado di supportarne la crescita. La band, che ha debuttato nel 2015 e pubblica oggi il suo terzo album, è forte di una line-up stabile e oggi tutta sudamericana che vede al suo interno anche Nasson Corbalán, musicista cantante e compositore anch’esso in forza a Frontiers con la quale la Nix ha creato un sodalizio forte e collaudato da anni di collaborazioni. Completati da Mario Torres (chitarre), Mistheria (tastiere) e Carlos Hernandez (batteria), i Chaos Magic propongono un sinfonico ritmato e moderno, sviluppato – come avviene nella title track – su una successione di momenti piuttosto che sulla ricerca di una forma davvero fluida e intrecciata.

Rispetto alle uscite precedenti, “Emerge” sembra aspirare a quella forma di maturità che coincide, almeno per alcuni, con un incedere più melodico e compassato, quasi a voler ribadire la solidità del proprio status con una maggiore attenzione per il dettaglio. Ed effettivamente, se si considerano gli assoli di chitarra, gli arrangiamenti orchestrali ed il supporto ritmico garantito dalle pelli di Hernandez, “Emerge” è un disco al quale di certo non manca una positiva sensazione di cura per il particolare, di ricerca di soluzioni efficaci e melodiche, di peso dato dalla gravità degli accordi ed in generale da una certa oscurità dei suoni. Nonostante le sue radici sudamericane, che lo stereotipo vorrebbe più scoppiettanti e luminose, questo lavoro si caratterizza per atmosfere buie e moderatamente decadenti (“Beneath Your Skin”), che in alcuni momenti mi hanno addirittura ricordato le tensioni evocate da Operation Mindcrime (1988). Se quindi bisogna riconoscere un certo coraggio nello sposare una via tanto adulta ed ambiziosa, va detto con altrettanta onestà che al progetto manca una buona dose di collante per tenere insieme tutte le sue parti: l’interpretazione di Caterina è efficace ma non personale al punto da poter reggere sulle spalle il peso dell’intera baracca, le linee melodiche accompagnano dignitosamente ma niente di più (“The Impossible”) ed anche i momenti davvero aggressivi e pesanti sono meteore che, come le star televisive degli anni novanta, durano giusto il tempo di uno spot o una manciata di battute. Il risultato è un insieme slegato e prevedibile (“Hearts Gone Dark”), che alterna elettronica ritornelli pop doppia cassa ripetizioni assoli di chitarra e citazioni classicheggianti alla Stratovarius con la stessa mancanza di punteggiatura che condanna la riuscita di questa stessa frase.

Nonostante una durata consistente, che sfiora i cinquanta minuti, è la sensazione di suprema dimenticabilità a prendere il sopravvento (“What’s Your Fuel”) quando raggiungiamo la metà della scaletta, abbandonati in un non-luogo che da un lato non esalta per il sentito e dall’altro non crea interesse per quanto rimane da scoprire. Ed il dispiacere è triplo se consideriamo il potenziale della coppia Nix/Nasson, l’attesa che generalmente contraddistingue l’uscita del terzo disco (che secondo gli addetti ai lavori dovrebbe essere quello della definitiva conferma) ed il supporto di Frontiers che in questa occasione sembra aver perso tutta la sua forza nel lungo viaggio intercontinentale da Napoli a Santiago. Se escludiamo la nota di colore data dall’interpretazione del soprano finlandese Elina Siirala (“Garden Of Winter”), la leggerezza ricercata e groovy di alcuni momenti (“In The Depth Of Night”) oppure ancora la suggestione orientaleggiante subito dismessa di “Beyond The Silence”, la sensazione è che di un disco come questo non vi fosse davvero la necessità e questa mancanza di scopo e di attrazione si sia tradotta in un lavoro che, purtroppo, tende a deragliare già dopo i primi ascolti. Niente di nuovo sotto il sole, insomma, e se consideriamo che il dato di fatto origina da un Paese apprezzato per l’imprevedibilità del suo tessuto underground e la pazzia del suo pubblico, il dato sorprende in negativo e lascia anche un po’ di amarissimo in bocca.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Emerge 02. Beneath Your Skin 03. The Impossible 04. Garden Of Winter (Feat. Elina Siirala) 05. Hearts Gone Dark 06. Beyond The Silence 07. Days Of Lions 08. In The Depths Of The Night 09. Victims Of Our Heaven 10. When If Not Today 11. What’s Your Fuel
Sito Web: facebook.com/caterinanix

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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