Carcass – Recensione: Torn Arteries

Ricapitolando, una versione fedele ma riaggiornata dei Carcass, torna alla produzione discografica nel 2013, circa diciassette anni dopo il controverso “Swansong”, dopo altri tour iniziati già nel 2007. “Surgical Steel” sembra appunto bypassare il suo predecessore, per riprendere il filo conduttore lasciato e mozzato, dopo il capolavoro “Heartwork”, ma non viene accolto generalmente come un capolavoro, ma spesso taciuto di essere una riproposizione referenziale di cose già fate e suonate dal mitico combo britannico.

Abbiamo dovuto aspettare altri otto anni per ascoltare un nuovo lavoro sulla lunga distanza, dopo un EP abbastanza sconclusionato e deludente come “Despicable”, annunciato dalla band stessa nel 2020, come album “di riempimento”, in attesa di finire i lavori su questo freschissimo “Torn Apart”. In realtà è più che probabile che questo disco sia pronto almeno da un anno, ma come altri casi rilevanti (Iron Maiden su tutti), si è preferito aspettare l’evoluzione della pandemia di Covid e pubblicarlo in un momento sanitario più tranquillo e possibilmente a ridosso di nuove date di concerti.

Dopo aver ascoltato i primi singoli estratti dal disco, e leggendo le prime recensioni on line, la sensazione, come per altre band storiche, è quella che i Carcass i loro capolavori li abbiano già composti e pubblicati, e che Bill Steer e Jeff Walker usino molto “mestiere”, dopo tanta genialità esposta in gemme scolpite e suonate trent’anni fa. Inoltre, al contrario di Surgical, questo nuovo capitolo suona molto ondivago e poco organico, spaziando tra mille influenze, anche sorprendenti ma mai focalizzate con lucidità. Questo è quanto parrebbe, ma con tutta onestà, la penso molto diversamente.

Che dire? Partendo dalla genialità del “cuore di verdure” della copertina, immerso in un candido bianco che sembra stonare con il contenuto dell’album, l’ascolto attento del disco ci restituisce una band in grande forma e sempre “avanti” rispetto ai suoi colleghi. In questo episodio, l’approccio compositivo è ancora più libero e forgia dieci canzoni che incorporano gli elementi estremi della prima fase della loro carriera, ma irrorate da influenze hard rock, classic rock, addirittura blues e progressive. Certamente, l’approccio dei Carcass suona più istintivo che calcolato, oppure “chirurgico”, alla ricerca di emozionare e non di architetture sonore perfette e gelide. Dieci frammenti di ludica follia, con un minutaggio che passa dai tre minuti e ventiquattro secondi della gemma scardinante “Kelly’s Meat Emporium” ai quasi dieci della labirintica e sperimentale “Flesh Ripping Torment Limited”.

Questo elemento di assoluta libertà è la grande novità di “Torn Arteries”, che aspetta soltanto di essere ascoltato, assaporato e compreso dopo più e più ascolti. Non certo un lavoro immediato, ma stratificato con talento innato e favorito da una produzione ed un suono limpidi e sontuosi, forse i migliori della loro carriera. Questo album è grandioso, ma dategli tempo e non aspettatevi qualcosa di preciso, che siate fans oppure occasionali ascoltatori metallici, date una possibilità a questo ennesimo passo sorprendente firmato Carcass. Ebbene si, le sorprese non finiscono mai.

Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2021

Tracklist: 1.Torn Arteries 2.Dance Of Ixtab (Psychopomp & Circumstance March No. 1) 3.Eleanor Rigor Mortis 4.Under The Scalpel Blade 5.The Devil Rides Out 6.Flesh Ripping Sonic Torment Limited 7.Kelly's Meat Emporium 8.In God We Trust 9.Wake Up And Smell The Carcass / Caveat Emptor 10.The Scythe's Remorseless Swing
Sito Web: https://www.facebook.com/OfficialCarcass

Antonino Blesi

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Ascolta metal dal 1983, ha 46 anni e non vuole certo smettere. La passione vince su tutto, e sarà anche scontato, ma la buona musica non morirà mai, finchè qualcuno continuerà a parlarne ed a canticchiare un vecchio refrain....

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