Budgie – Recensione: In For The Kill

Le band che hanno seminato molto di più di quanto abbiano raccolto nella storia del rock sono numerose. Una carriera musicale passata da comprimari per poi scoprire di essere un’influenza fondamentale per gruppi, magari di successo, che fanno dichiarazioni d’amore incondizionato per la tua musica che, sembra incredibile, ha influenzato interi movimenti musicali.

Potrebbe essere questa la storia dei gallesi Budgie, power trio sempre vissuto all’ombra dei colossi del grande giro “che conta”, pur non essendone inferiore come qualità e spinta innovativa, per poi essere riscoperto in tempi successivi ed avere varie rinascite e seconde vite. Formatisi a Cardiff nel finire degli anni ’60 e autori di un massiccio hard rock dall’impatto decisamente pesante per l’epoca (non trascurando però dei delicati intermezzi acustici), arrivano al loro quarto LP, questo “In For The Kill” dopo tre ottimi lavori, visti con favore dalla critica, ma senza che il grande successo commerciale gli arridesse. In ogni caso questo sarà uno dei lavori migliori della band, con tutte le carte in regola per diventare un classico di culto, e uno dei loro dischi di relativo maggior successo.

E come non convincersene dopo aver ascoltato la title track in apertura, col suo riff grossissimo e la voce del bassista – cantante Burke Shelley (da sempre il leader della band) che, acuta e insolente, gli fa da contraltare. Segue “Crash Course In Brian Surgery” (sì, proprio quella coverizzata da tali Metallica), tirata e pesante, un autentico proto metal. “Wondering What Everyone Knows” (quello di avere titoli dei brani piuttosto lunghi e bizzarri è stata spesso una costante della band) rappresenta invece l’anima più intima e acustica della band, aspetto che i nostri non hanno mai tralasciato. “Zoom Club” è un lungo brano in cui la massiccia chitarra di Tony Bourge produce grandi riff e parti soliste senza troppi fronzoli, in un’autentica maratona sonora. Si continua con “Hammer And Tongs”, un hard blues sulfureo il cui riff portante farebbe la gioia di una miriade di band stoner, con un intermezzo di sapore vagamente psichedelico che sfocia in classico giro blues. “Running From My Soul” sembra un brano eseguito da dei Ten Years After in anfetamina, dove si fa notare anche il nuovo arrivato, il batterista Pete Boot. La conclusione è affidata a “Living On Your On”, brano potente e articolato, non privo di senso melodico.

I Budgie continueranno la loro carriera fra alti e bassi, con vari cambi di formazione, momenti di rilancio come nel periodo della N.W.O.B.H.M. della quale erano visti, non a torto, fra i padri ispiratori, e con le cover eseguite dai Metallica di “Breadfan” (dal precedente “Never Turn Your Back on a Friend”) e, come abbiamo visto, di “ Crash Course In Brian Surgery”. Visti dal movimento stoner come dei maestri (loro brani sono stati riproposti da Melvins e QUOTSA), ma stimati anche da grandi star come i Van Halen, che all’inizio della carriera coverizzavano dal vivo proprio la title track di questo album, hanno proseguito la loro carriera con molti concerti e radi album fino al 2010, anno in cui per problemi di salute Shelley lasciava l’attività musicale, per portarlo alla morte all’inizio di questo 2022.

Di loro resta una grande eredità musicale fatta da brani e album memorabili come questo, assolutamente da riscoprire.

Etichetta: MCA Records

Anno: 1974

Tracklist: 01. In For The Kill 02. Crash Course In Brian Surgery 03. Wondering What Everyone Knows 04. Zoom Club 05. Hammer And Tongs 06. Running From My Soul 07. Living On Your On

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