Brainstorm – Recensione: Wall Of Skulls

I Brainstorm sono una delle tante band esplose negli anni novanta, quando il power metal è stato per un certo periodo lo stile dominante nel sottobosco heavy metal, che nel corso degli anni e con l’inevitabile minor attenzione verso certe sonorità, hanno visto diminuire sensibilmente la loro esposizione mediatica. Un destino al quale però i nostri hanno saputo contrapporsi efficacemente, confezionando sempre lavori ben fatti, anche se certo non rivoluzionari. Non fa eccezione questo nuovo “Wall Of Skulls”, che rappresenta degnamente un ritorno ad un format vicino sound power più classico. Delle dieci canzoni più introduzione nessuna arriva ai cinque minuti, evidenziando quanto la band punti sulla immediata fruibilità dei brani. Senza troppi fronzoli “When Ravens Fly”, “Escape The Silence” e “Turn Off The Light” vanno direttamente al sodo, con riff incalzanti, ritmiche possenti e parti vocali tanto ricche di melodia quanto stentoree.

Una formula che funziona benissimo proprio perché la band accetta preventivamente tutti i limiti del genere, sfruttandone però abilmente anche i cliché. Proprio nei brani meno veloci e più melodici, come “Solitude”, oppure “Glory Disappears” emerge pienamente quanto appena sottolineate: per quanto basati su sequenza di note familiari, certi brani riescono comunque a piazzare un bel refrain cantabile e spezzano sapientemente il martellante ritmo della maggior parte della scaletta. Sulla stessa scia è apprezzabile anche “End Of My Innocence” che si avvicina maggiormente a quel heavy power cadenzato tipico di band come i Masterplan. “Wall Of Skulls” è nel complesso un album ben suonato, ottimamente prodotto e cantato in modo eccellente, che offre quasi tre quarti d’ora di puro e divertente power metal senza pretese. Per chi è ancora affezionato a tali sonorità si tratta di un lavoro assolutamente consigliato.

Etichetta: AFM Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Chamber Thirteen 02. Where Ravens Fly 03. Solitude 04. Escape the Silence 05. Turn Off The Light 06. Glory Disappears 07. My Dystopia 08. End Of My Innocence 09. Stigmatized (Shadows Fall) 10. Holding On 11. I, The Deceiver

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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