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Borealis – Recensione: World Of Silence MMXVII

Bella iniziativa dei Borealis, che quasi 10 anni dopo, tornano in studio per registrare di nuovo il disco d’esordio, l’ormai introvabile “World Of Silence“. La band canadese deve avere ottenuto ottimi riscontri con il recente “Purgatory”, se la AFM ha avallato questa operazione dedicata ai fan del power melodic metal, che hanno imparato a conoscere i nostri con l’ottimo “Fall From Grace”. Non è passata poi troppa acqua sotto i ponti, quindi le sonorità ed il songwriting di “World Of Silence MMXVII” risultano assolutamente al passo coi tempi ed in questa nuova veste, i dieci pezzi contenuti nel platter si lasciano ascoltare con piacere, mettendo in mostra qualità che i nostri possiedono fin dagli esordi.

I Borealis sono maestri nel proporre un power metal progressivo, poliedrico negli arrangiamenti, mai troppo complesso nelle parti strumentali e sempre incentrato su melodie vocali di classe. Per chi, come il sottoscritto, non ha avuto la fortuna di ascoltare la versione originale di “World Of Silence MMXVII“, troverà song piacevoli, spunti strumentali interessanti ed una band che conferma tutta la propria maturità compositiva. E’ pur vero che alcuni passaggi devoti al metal neoclassico sinfonico (“Lost Voices“), o al power di scuola Masterplan (“Eyes Of A Dream“) non fanno gridare al miracolo a livello di originalità, ma trattandosi di un lavoro d’esordio (seppur riproposto) si può tranquillamente chiudere un occhio. Brani come “From The Fading Screams” e “Divine Answer” fanno intravedere già la qualità dei Borealis e quella che sarà poi la linea tracciata e seguita con i successivi due platter, risultando hit assolutamente attuali.

World Of Silence MMXVII” è un intermezzo di sicuro interesse, in attesa di un nuovo disco targato Borealis. E considerando la non facile reperibilità della versione originale, siamo sicuri che gli amanti del power melodico e progressivo non si lasceranno sfuggire un’opera ancora acerba in alcuni spunti, ma decisamente godibile dalla prima all’ultima nota.

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