Power Quest – Recensione: Blood Alliance

I Power Quest sono una delle band più instabili del pianeta. Una line up che ha visto un avvicendarsi impressionante di elementi come una porta girevole di un supermercato, musicisti sempre con la valigia in mano e quattro label cambiate finora per i quattro album pubblicati dal 2002 ad oggi. Non dev’essere facile quindi per il leader e compositore principale del gruppo inglese, il tastierista Steve Williams, tenere insieme i cocci e pubblicare dischi sempre all’altezza.

 

Finora i Power Quest erano riusciti nell’intento, proponendo un power metal melodico in stile Dragonforce, fresco ed accattivante, grazie ad inseriti hard rock che strizzavano l’occhio agli Europe. Ma il nuovo nato “Blood Alliance”, pur mantenendo intatto il marchio di fabbrica della band, non riesce a raggiungere il livello dei suoi predecessori a causa di un cambio dietro al microfono che non ha sicuramente giovato alla buona riuscita delle song. L’italianissimo Alessio Garavello degli Arthemis, con le sue vocals acute e ultramelodiche rappresentava la vera marcia in più dei Power Quest. Ora che il suo posto è stato preso dall’onnipresente Chital Somapala (che a memoria credo abbia cantato in almeno dieci band, dai Red Circuit, agli Ivanhoe, passando per Firewind, Powerworld e Avalon) ne fanno le spese le melodie, che risultano più piatte e su tonalità basse rendono la metà. La prima parte di “Blood Alliance” è sparatissima, con una sezione ritmica “ad elicottero”, chitarre speed e melodie decisamente happy. “Battle Station”, “Rising Anew” e “Glorious” messe in serie ad inizio del disco fanno l’effetto di una deflagrazione di una bomba e vi accompagneranno con ritornelli martellanti in ogni momento della vostra giornata. Spezza i ritmi l’hard rockeggiante “Sacrifice”, con tastiere sempre in bella evidenza, mentre in “Better Days” il richiamo agli anni ’80 è evidentissimo. “Blood Alliance” assume una parabola discendente nel corso dell’ascolto, con alcuni brani in cui i Power Quest allungano il minutaggio ed azzardano addirittura cambi di tempo, che hanno però l’effetto di un pugno nello stomaco (“Crunching The Numbers” e la title track) e lasciano un po’ il tempo che trovano all’interno di un platter piuttosto lineare.

 

Se siete fan del genere, “Blood Alliance” non vi deluderà, ma quante volte avete letto questa frase ed avete aggiunto alla vostra discografia album inutili? I Power Quest sono arrivati al punto di non ritorno: serve nuova linfa e probabilmente il buon Williams proverà a cercarla nell’ennesima rivoluzione di line-up.

 

 

Voto recensore
6
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2011

Tracklist:

1.Battle Stations 01:46

2.Rising Anew 04:35

3.Glorious 04:58

4.Sacrifice 06:13

5.Survive 06:02

6.Better Days 05:24

7.Crunching the Numbers 07:26

8.Only in my Dreams 06:09

9.Blood Alliance 09:04

10.City of Lies 06:39


1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Roberto

    Metal ben strutturato ma talvolta anonimo. Voce, in effetti come hai detto, senza particolari peculiarità e riff piuttosto comuni, dentro uno stile globalmente non originale. Eppure questo anonimato riesce a piacere con un godimento soddisfacente.
    Il meglio è dato da GLORIOUS; SACRIFICE; CRUNCHING THE NUMBERS; ONLY IN MY DREAM e CITY OF LIES.
    Strano che i brani migliori non siano i più veloci e duri, ma quelli più commerciali…di solito non è così per me. Tra Power metal e AoR con sfumature epiche, questo “Blood alliance” non ha cadute di tono, scorrendo senza stancare. Ecco come un lavoro non eccelso artisticamente può presentarsi qualitativo e divertente….contraddizione ? Non so…intanto lo rimetto su!
    Roberto L.

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