Arthemis – Recensione: Black Society

Ritorno di classe per gli Arthemis che cambiano label e abbandonano sostanzialmente il power metal per dedicarsi ad una più versatile definizione di heavy metal, uno stile che non esitiamo a definire maturo e convincente. Un sound corposo, moderno, che si appoggia su un’ossatura hard & heavy, sulla quale si innestanno melodie aperte che nulla hanno della banalità di certe band mittel-europee. A variare ulteriormente il tema arrivano sporadici elementi speed thrash nel riffing aggressivo di alcuni brani. L’esperienza si sente, soprattutto quando si tratta di mettere insieme un attacco dall’anima hard rock con un up tempo ritmico metallizzato e una linea vocale raffinata che trasporta il brano in una dimensione più prog-oriented. Una componente dosata senza esagerazioni che rimane più che altro una sfumatura: la band sceglie comunque la strada dell’immediatezza quasi sempre. Così concepiti i brani funzionano eccome, girano in testa quasi da subito e crescono ulteriormente nei passaggi successivi; sempre ben eseguti e cantati e forti di una produzione azzeccata che trasporta il disco in una dimensione più internazionale che mai. Unico appunto che ci sentiamo di fare è la poca presa delle parti più easy che facilmente cadono nella ripetizione o in ritornelli poco esplosivi. Sarebbe forse stato meglio concentrarsi sul lato più heavy ed elaborato del songwriting, almeno a nostro gusto. C’è quindi ancora spazio per migliorare, ma fa piacere vedere una band che non si adagia sulle posizioni acquisite per cercare soluzioni nuove e continuare a crescere. Bravi.

Voto recensore
7
Etichetta: Scarlet / Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist:

01. Freight train
02. Angels in black
03. Electri-fire
04. Medal of honour
05. Escape
06. Black society
07. Mechanical plague
08. Let it roll
09. Zombie eater
10. Mr. Evil


Sito Web: http://www.myspace.com/arthemisweb

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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