Black Sabbath – Recensione: Headless Cross

Dopo la memorabile era Dio e alcune illustri collaborazioni che non ebbero seguito (Ian Gillan, Glenn Hughes) i Black Sabbath (o sarebbe meglio dire Tony Iommi) nel 1987 puntarono tutte le loro carte sulla voce stentorea del pressoché sconosciuto Tony Martin; fu solo però due anni dopo, in occasione della pubblicazione del qui presente “Headless Cross” che tale scelta si rivelò assolutamente azzeccata.

Proprio per l’impostazione vocale del singer britannico ne scaturì un album epico, bilanciato e, forse, troppo sottovalutato nonostante un buon successo commerciale; certo i punti di contatto con i Sabbath classici non sono molti e l’accento è sicuramente più spostato sulla componente metal ma Iommi riesce comunque a cesellare una serie di riff fantasiosi e di refrain contagiosi.

La title track è un mid tempo granitico sospinto dal compianto Cozy Powell, accompagnato dal sottofondo di tastiere dell’ospite Geoff Nicholls; Martin canta con l’anima, degno discepolo di Ronnie James e sorta di antesignano di interpreti notevoli come Russell Allen e Jorn Lande. Ciò che colpisce è che il nostro si supera una canzone dopo l’altra, dal tono hard rock di “Devil & Daughter” alle variazioni ritmiche di “When Death Calls” (con un assolo di Brian May dei Queen); anche “Nightwing” posta nel finale riprende la struttura di quest’ultima ma anche nella seconda parte dell’album il livello si mantiene eccelso e non si possono non segnalare pezzi immortali come “Kill In The Spirit World” e “Black Moon”.

Ricordo alcune sterili polemiche giornalistiche dell’epoca indirizzate a testi dal vago sapore satanista e occultista che però hanno sempre accompagnato la band di Birmingham sin dalle loro origini e che non intaccarono un successo commerciale di tutto rispetto per un album che ogni metal fan che ami definirsi tale deve assolutamente possedere.

Etichetta: I.R.S.

Anno: 1989

Tracklist:

01. The Gates Of Hell
02. Headless Cross
03. Devil & Daughter
04. When Death Calls
05. Kill In The Spirit World
06. Call Of The Wild
07. Black Moon
08. Nightwing


alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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