36 Crazyfists – Recensione: Bitterness The Star

Attivi da quasi 8 anni ma arrivati solamente ora al debutto sotto il prestigioso marchio Roadrunner, i 36 Crazyfists esulano per fortuna di tutti noi dagli angusti confini del nu-metal “puro” (se accettiamo l’ossimoro) per tentare una contaminazione fra materia Deftonesiana, attitudine post-core à la Glassjaw e qualche slancio più pesante. Non che non esistano punti di continuità con Papa Roach o altri esponenti del “nuovo” di seconda generazione, ma c’è da dire che il gruppo non si lascia mai andare a passaggi particolarmente banali o sopra le righe, cercando di mantenere un equilibrio fra la necessaria dose di groove, un’emotività espressa in maniera articolata e la pesantezza che si richiede a chi voglia lasciare un segno in questo ambito. Un pezzo come ‘Bury Me Where I Fall’ richiama la fase più matura degli Skinlab, ‘An Agreement Called Forever’ riporta alla frenesia ritmica e alla dinamicità superiore di Glassjaw, l’opener ‘Turn To Ashes’ indulge su territori meno originali ma conserva un certo tiro “stravolto” che si lascia apprezzare. Non tutto è avvincente, i 36 Crazyfists hanno certamente molto da lavorare per staccarsi dagli evidentissimi modelli attuali e al momento non si possono ancora considerare un gruppo dalla statura artistica particolarmente rilevante, ma la manualità e la preparazione tecnica non mancano. Per questa volta ci possiamo accontentare, dal prossimo disco sarà lecito chiedere il salto di qualità.

Voto recensore
6
Etichetta: Roadrunner / Universal

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Turns To Ashes / One More Word / An Agreement Called Forever / Eightminutesupsidedown / Slit Wrist Theory / Bury Me Where I Fall / Dislocate / Two Months From A Year / Chalk White / All I Am / Ceramic / Circle The Drain / Left Hand Charity


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