Big City – Recensione: Sunwind Sails

Il chitarrista e compositore norvegese Daniel Olaisen ha creato i Big City con l’idea di mettere a frutto una montagna di idee e riff accumulati nel corso degli anni: una band con uno scopo ben preciso, quindi, che dovesse essere in grado di valorizzare gli spunti del suo fondatore portando altri contributi per renderli ancora più accattivanti. Completata la line-up con Frank Ørland alla seconda chitarra, Frank Nordeng Røe alla batteria, Miguel Pereira al basso ed il recente innesto di Jørgen Bergersen alla voce, i Big City si ritrovano oggi a presentare quello che a conti fatti rappresenta la quinta tappa discografica di un percorso che ha fatto guadagnare credito e credibilità per la qualità di quanto dimostrato finora. Introdotto da una bella copertina e note suadenti di chitarra elettrica, “Sunwind Sails” è un disco che si propone – proprio come promette Frontiers – di fondere ancora meglio il gusto melodico di Olaisen con strutture di derivazione hard’n’heavy. Un melodico rafforzato nel quale la voce di Bergersen, precedentmente impegnato in una cover band degli Europe, calza a pennello (come nella title-track) quasi a rinverdire ulteriormente i fasti della fondamentale formazione svedese.

Le premesse alla base di questo lavoro sono rispettate: grazie alla vitalità della sezione ritmica ed alla varietà degli arrangiamenti, il nuovo disco dei Big City traccia una via melodica niente affatto scontata, nella quale le componenti più cantabili e melodiche ben si amalgamano con la solidità del drumming (“I’m Somebody”), gli assoli di chiara derivazione heavy ed una sensazione generale di buona manifattura che spesso – ma non sempre – perviene dagli algidi territori scandinavi. Nonostante il numero degli ingredienti e degli artifici retorici impiegati, il disco esprime una bella coerenza stilistica, che riconduce un po’ tutto al suo denominatore comune a cavallo tra heavy e melodic: le piccole novità e le variazioni che affiorano più o meno in ogni brano non sono tali da confondere l’ascoltatore, allontanandolo dalla comprensione di ciò che “Sunwind Sails” intende offrire, e tutta l’esperienza di ascolto può fregiarsi di quella chiarezza che ti permette di capire l’idea per farla un po’ tua ed apprezzarla ancora di più. La lunghezza dei brani, che si attesta mediamente sui cinque minuti, racconta anche di un disco che certamente non rinuncia alla melodia ed un approccio anche catchy (“Diamond In The Rough” ed il suo basso spettacolare), ma allo stesso tempo aspira a spiegare meglio raccontando di più, approfittando delle proprie solide architetture per inserire piccole rifiniture (“Sons Of Desire”), intermezzi strumentali (“Now”), passaggi atmosferici e cori di buon impatto, anche a causa dell’impeccabile produzione che in certi momenti fa rimpiangere la disponibilità di un’edizione in vinile che avrebbe permesso un tipo di ascolto ancora più fisico ed appagante.

Se proprio si vuole individuare una finestra temporale che può avere influenzato la composizione del disco, e la scelta dei riff che lo fanno continuamente vibrare, questa potrebbe collocarsi dalle parti di “Karma” dei Winger (2009), quando il rock melodico si riaffacciava sulla scena forte di una nuova convinzione, di contaminazioni a tutti gli effetti metal (“Collin’s Looking For A Hideout”) e di un’insperata freschezza che ne avrebbe garantito la sopravvivenza ancora per molti anni a venire. “Sunwind Sails”, con il suo gusto per la melodia associato ad un genuino e geometrico dinamismo (“After The Raid” mi ha ricordato gli Hammerfall e “Human Mind” i Bloodbound di “Tabula Rasa”), riesce a riportare alla memoria l’entusiasmo col quale salutavamo il ritorno del rock immediatamente cantabile, consapevoli che questa resurrezione aveva a che fare più con una passione mai tramontata che con le mode dettate dal vuoto e dalla noia. Allo stesso modo, i Big City si accodano nel filone ma lo fanno con quattro album sulle spalle, tante idee da sfruttare, musicisti d’esperienza provenienti da background differenti (compreso il prog, che qui si fa sentire in più punti) ed uno sforzo evidentemente corale che, già dopo l’ascolto della terza canzone – e ce ne sono dieci in scaletta – ti fa capire che questo album è nato sotto la buona stella delle cose interessanti e che meritano di sedersi al tavolo del nostro tempo, per divorarne un po’.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. I'm Somebody 02. Sons Of Desire 03. Human Mind 04. Collin's Looking For A Hideout 05. Diamond In The Rough 06. Now 07. After The Raid 08. Sunwind Sails 09. Silver Line 10. Sparks Of Eternity
Sito Web: facebook.com/bigcitynorway

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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