Lecherous Nocturne – Recensione: Behold Almighty Doctrine

I Lecherous Nocturne incarnano in modo esemplare la mentalità delle band death metal contemporanee. Hanno dalla loro un preparazione tecnica eccellente, scrivono canzoni ineccepibili e pensate con intelligenza, ma non riescono d’altro canto a costruirsi una dimensione anche solo minimamente personale.

“Behold Almighty Doctrine” segue infatti totalmente i dettami del techno-death metal “made in U.S.A.”, senza davvero andare a copiare qualcuno in particolare, ma allo stesso tempo infilandosi senza esitazione nel girone dei vari Suffocation, Deeds Of Flesh, Nile, Origin, etc…

Ognuna delle canzoni qui comprese si snoda attraverso intrecci ritmici schizzati al limite della nevrosi, sicuramente eseguiti con una precisione impressionante, ma allo stesso tempo davvero complicati da seguire nella loro incessante modificazione.

Qui tutto sta alla voglia dell’ascoltatore di inserirsi nel marasma creato dalla band per rintracciare un proprio percorso di comprensione. Una via non facile, ma che per gli ascoltatori più interessati (ovvero i fanatici delle band sopra citate) non si rivela certo impossibile.

Resta il fatto che la quasi totale mancanza di vera melodia e il mutare furioso dell’impalcatura ritmica finiscono per l’essere peculiarità limitanti se non abbinate ad una vera personalità artistica.

La vera sfida dei Lecherous Nocturne sta proprio qui, perché per il resto nessuno può davvero muovere loro critica alcuna. Bravi quindi, ma in parte anche superflui in una scena tanto ricca come quella del death metal di stampo americano.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Unique Leader

Anno: 2013

Tracklist:

01. Intro
02. Ouroboros Chains
03. Bring The Void
04. Archeopteryx
05. Those Having Been Hidden Away Sound
06. Prelude No.2
07. Judgments And Curses
08. Lesions From Vicious Plague
09. Caustic Vertigo
10. Creation Continuum
11. Outro


Sito Web: https://www.facebook.com/lecherous.nocturne

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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