Bastet – Recensione: Bastet

Nonostante l’atmosfera scanzonata, gaudente ed amabilmente goderaccia che associamo alla Romagna (“lo dici, e sorridi”, recita un fortunato slogan di questa terra), la passione di questo territorio per il rock e l’heavy metal ha origini solide e lontane: senza nessuna pretesa di esaustività, dalla città di Forlì provengono ad esempio i Circus Nebula (fondati nel 1988), da Ravenna ricordo l’hardcore tosto dei Crackdown, Rimini ci ha regalato il symphonic degli Ancient Bards ed io stesso ho recentemente recensito il disco di Lu Silver, un cantautore cesenate le cui note sofferte hanno certamente poco a che fare con secchiello, paletta, Calippi e tormentoni estivi. A tenere vivo l’interesse dei metallari per questo accogliente pezzetto d’Italia pensano oggi i Bastet, band di Civitella nata nel 2019 che nella sua più recente incarnazione vede la bolognese Nico Gilli alla voce, Mike Petrone alla chitarra, Leonardo Baiocco al basso e Fabio Alessandrini alla batteria. Prodotto da Simone Mularoni presso i Domination Studios di San Marino, che ormai sono diventati una meta di pellegrinaggio per chiunque voglia registrare metal in Italia, il disco d’esordio sembra avere acquistato rilevanza nel tempo, grazie ad una distribuzione mondiale a cura della francese Steel Shark Records ed all’interesse che la stampa internazionale del settore – in primis il tedesco RockHard ed il polacco Heavy Metal Pages – ha manifestato nei confronti del progetto. A “Bastet” (l’album) ci si avvicina dunque con genuina curiosità, perché nei racconti della band si avverte sia la piccola dimensione di provincia, con la quale in molti possiamo relazionarci, ma anche una certa ambizione internazionale testimoniata dalla bella grafica dell’album, dal frequente utilizzo della lingua inglese e – venendo all’ascolto – da una qualità produttiva assolutamente all’altezza.

Grintosa ma anche tecnicamente efficace, Nico fa gli onori di casa in “Lights Out”, un brano che fonde le sue orgogliose radici heavy metal con il dinamismo e la vivacità tipiche dell’hard più moderno ed attuale. In questo senso la definizione di heavy metal band sembra stare un po’ stretta ai quattro, dal momento che i Bastet dimostrano la capacità di confezionare un prodotto di gusto contemporaneo, nel quale melodie, doppia cassa, assoli ed inserti elettronici (“Heavy Changes”) si amalgamano con quell’autorevolezza che ti aspetteresti da gruppi con molti più anni di esperienza sul groppone. Il territorio hard’n’heavy sembra dunque quello nel quale la formazione romagnola è in grado di esprimersi al meglio, complici un drumming sempre vario ed una performance vocale davvero professionale: la frontwoman in forza ai Bastet riesce infatti a bilanciare con sicurezza un approccio ruvido e graffiante con un’interpretazione melodica (“Anger In Your Eyes”), sulla falsariga moderna di Adrenaline Rush, Doro e Sister Sin (“Beyond The Fight”). “News From Hell” è forse l’episodio che meglio mette in mostra le diverse anime della formazione, secondo una progressione che dalla dolcezza iniziale delle linee vocali abbraccia hard, street e heavy in modo fluido e coerente. Non che la canzone sia memorabile in sé, ma lungo i suoi cinque minuti si assiste ad una fiera del cambio di registro che lascia davvero intravedere tutti i linguaggi differenti con i quali i romagnoli potranno tornare ad esprimersi. E’ grazie a questa duttilità spiazzante, ma non spiacevole, che la band può cimentarsi senza problemi anche con brani più veloci (“Reckless” non lascia un solo attimo di respiro) ed altri ancora più divertiti: il levare di “Don’t Look Back”, con il suo assolone in stile classico e gli inserti di tastiere, è il pezzo apparentemente più leggero ma che in realtà racconta il senso di prospettiva, la voglia di ricerca e la curiosità spigliata che stanno alla base di ogni realtà che voglia continuamente sfidare se stessa ed i propri limiti.

Ulteriore elemento in grado di definire il suono e l’orientamento del disco è infine quello relativo alle parti di chitarra: autore di tutte le musiche, Petrone (già nei GengisKhan) ha letteralmente infarcito l’album di ritmiche varie ed aggressive che, pur senza soffocare la parte cantabile, danno al disco quell’inarrestabile dinamismo che raramente permette un calo di tensione. Se escludiamo un paio di brani in cui l’adesione al canone più classico sembra un po’ tarpare le ali della narrazione (“Endless Wheel” e “Masquerade”), “Bastet” offre una varietà sorprendente per una realtà orgogliosa della sua dimensione minima e dei suoi piccoli passi. Qui non vi è davvero nulla di provinciale o timidamente tentato, non vi sono sterile emulazione né il gusto scostante del frutto ancora acerbo: al contrario, la ribalta internazionale sembra già calzare a pennello a Gilli e compagni, e l’auspicio non può che essere quello di assistere ad un’evoluzione ulteriore del progetto che passi da una consistente dose di esibizioni live, incontri stimolanti e reazioni entusiastiche da parte del pubblico.

Etichetta: Steel Shark Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Lights Out 02. Heavy Changes 03. Anger In Your Eyes 04. Don’t Look Back 05. Endless Wheel 06. News From Hell 07. Reckless 08. Beyond The Fight 09. Masquerade 10. Locked Out Without Key
Sito Web: facebook.com/BastetOnFire

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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