Backwood Spirit – Recensione: Fresh From The Can

Nati in Svezia nel 2014 per volontà del chitarrista/compositore Kent Engström e giunti al debutto discografico tre anni più tardi, ottenendo un positivo riscontro, i Backwood Spirit sono tornati in studio tra il 2019 ed il 2021 per registrare questo nuovo “Fresh From The Can”. Con la possibile eccezione del cantante Göran Edman (Yngwie Malmsteen, John Norum) il gruppo che cita tra le proprie influenze Bigfoot, Inglorious, Electric Boys e Glenn Hughes si presenta quindi con un profilo piacevolmente basso, in un perfetto stile classic che, senza far trasparire eccessive pretese, lascia alla musica l’onore e l’onere di dire tutto. Quello dei cinque di Örebro è un rock fatto di fumo e malinconie quotidiane, di quel genere di dramma che puoi facilmente annegare in un sorso di whisky. Questa sensazione di bella prossimità, di sofferenza possibile, si avverte nell’equilibrio tra storie di struggimento ed atmosfere lievi, traboccanti di cori femminili e piccoli interventi di piano, che descrivono l’universo granuloso delle cose prossime e vicine. E’ un eros da stazione di servizio, quello cantato dalla band svedese, che riesce ad essere convincente proprio grazie alla collocazione chiara dei suoi racconti che profumano di polvere, assi di legno, pelle appiccicosa e gocce di gasolina. Ogni racconto non è solo pieno di atmosfera, ma riesce anche a trovare la via di una memorabilità disincantata, grazie ad un chorus semplice, ad una variazione lenta, ad un assolo di chitarra o hammond che un po’ di cuore – tra i paesaggi freddi ed innevati della Svezia – ce lo mettono sempre.

Come altri dischi fatti di racconti, ancor prima che canzoni, “Fresh From The Can” non è un album composto di singoli, fiammate o moti d’animo particolarmente trascinanti: il suo è piuttosto un continuo albeggiare, che vede suoni seventies ed attitudine southern intrecciarsi di continuo per dare vita a qualcosa di ben bilanciato, connesso, vendibile e per questo pure vagamente moderno (“Witchwood”). La durata di ogni traccia, che veleggia strafottente attorno ai sei minuti, rafforza ulteriormente la sensazione di una band matura e senza fretta, capace di rubarti il tempo senza che l’operazione sappia di furto o fregatura. Vuoi per la passione densa di una “Celebration”, vuoi per la dolcezza senza tempo di una “On Through The Night”, “Fresh From The Can” rivela uno spessore compositivo (“Mayflower”) ed una capacità esecutiva che, ancor più all’interno del suo piccolo mondo più americano che nordico, traducono in note l’equivalente di un figurone: e così alcuni passaggi si spingono a tal punto – sul fronte degli arrangiamenti e delle orchestrazioni – da dare l’impressione di ascoltare Eagles (“Sweet In The Evening”) oppure Led Zeppelin (“Leavin’”), senza peraltro che né la band né la casa discografica nominino espressamente nessuno dei due tra le scarne note biografiche.

Fresh From The Can” aspira a farsi apprezzare per quello che è, consapevole di appartenere ad una nicchia forse fuori moda, ma come tale libera da tante delle ansie da prestazione che contraddistinguono le produzioni di genere mainstream. Lento di mano ma non di pensiero, abile nel dilatarsi senza perdere in intensità (“Something About You”), il secondo lavoro degli anonimi Backwood Spirit cresce piano piano in credibilità e struttura, ed ascoltandolo si ha una rinfrescante sensazione di merito e conquista, al posto di tanto blaterare inutile che ingrassa la musica di chi deve venderla. E poco importa se l’immagine della band fa un po’ dopolavoro, se la copertina del disco non comunica granchè o se ascoltare dischi come questi fa poco figo. Backwood chi? “To make you happy, to keep you moving” (“Rainbow”) è un breve estratto che chiarisce bene la pasta di questo piccolo album, che regala la sensazione di un vinile anche quando lo si ascolta in MP3: la portata ispiratrice del suo scopo semplice e l’effetto che le sue note di jeans potrebbero sortire in chi gli dedicherà un’oretta della sua giornata faranno il godibile, sorprendente resto.

Etichetta: Pride & Joy Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Catch Your Fire 02. Rainbow (Full Circle) 03. Celebration 04. Sweet In The Evening (Lullaby) 05. Witchwood 06. Leavin’ 07. On Through The Night 08. Something About You 09. Mayflower
Sito Web: facebook.com/backwoodspirit

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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