Disillusion – Recensione: Back To Times Of Splendor

I tedeschi Disillusion hanno tutte le carte in regola per essere la sorpresa dell’anno in corso e ‘Back To Times Of Splendor’ solo l’inizio di una luminosa carriera. Stiamo parlando di quella che potrebbe essere definita come la prima band di death melodico di terza generazione, ovvero quella cosa che si mette a suonare solo chi ha ascoltato per tutta la vita Opeth, Soilwork, Katatonia, Edge Of Sanity e compagnia, ma con un fratello più grande che gli propinava il prog metal dei primi Dream Theater e le band classiche da cui i new-yorkesi hanno pescato a piene mani. Se pensate poi che debuttare con un concept album intricatissimo sia una conseguenze di preoccupanti manie di grandezza converrete che i Disillusion sono affetti dalla tipica mancanza di misura di chi sa maneggiare con abilità la materia heavy metal. Teoria confermata dall’ascolto di uno qualsiasi dei brani compresi in questa raccolta, tra cui spiccano due song di oltre 14 minuti e una di oltre 8 messa come opener giusto per lasciare subito un’impronta riconoscibile. Visto che non abbiamo tutta la giornata analizzeremo solo quest’ultima: attacco alla Opeth duri, accelerazione alla Dimmu, strofa alla At The Gates, ritornello aperto nello stile degli ultimi Soilwork, per poi arrivare ad una parte centrale chiaramente di derivazione progressive rilassata (qualcosa ricorda Anathema e Katatonia più dinamici) e riattaccare violenti per un finale lanciato a grande velocità. E siamo solo alla fine del primo pezzo. Il resto è un delirio di influenze miscelate in modo raffinatissimo che vanno dai Moonspell per certe ritmiche di batteria, alle complicazioni tecnico-spirituali dell’ultimo Vintersorg, tutto frullato per essere poi filtrato dal suono metallico e classico di band come Dream Theater o Vanden Plas, con tanto di orchestrazioni e strumenti classici. Il risultato è tanto complesso che anche se a volte le influenza appaiono ben codificabili rimane impossibile non riconoscere alla band una sua unicità. Critiche possibili? Un pò troppa carne al fuoco e il rischio di fare solo una gran confusione. Il valore aggiunto di questo lavoro ci pare però proprio in questa serie di spunti che lasciano aperti notevoli spazi di miglioramento e di personalizzazione del suono. Se questo dovesse accadere abbiamo l’impressione che non ce ne sarebbe più per nessuno. Paura?

Voto recensore
8
Etichetta: Metal Blade / Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist: 01. And The Mirror Cracked
02. Fall
03. Alone I Stand In Fires
04. Back To Times Of Splendor
05. A Day By The Lake
06. The Sleep Of Restless Hours

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