Unrest – Recensione: Back To The Roots

Un lupo in copertina (simbolo di diciotto anni di avventure), un suono inconfondibile e un sentimento di pura nostalgia, non possono che indirizzarci su una sola strada: gli Unrest. Band d’origine tedesca, in attività dalla fine degli anni ottanta, che dopo essersi presa un periodo di pausa resuscita, da un sonno profondo, con un disco stile “età dell’oro”. Ben articolato e composto, è capace di suscitare solo al primo ascolto un’impressione niente male. L’ album che inevitabilmente rimane consigliato solo agli amanti del genere, si articola su dieci tracce di puro metal, che per nostra fortuna non causano il fatidico colpo di sonno, ma ci lasciano ugualmente con una leggera spossatezza causata dall’attacco troppo morboso al passato. Tanto per farci intendere si viaggia sullo stile di band come Grave Digger, Accept, e Hammerfal con l’aggiunta di un’interpretazione personale e di una produzione all’altezza. Apre le danze la buona ‘Go To Hell’ che prepara il terreno per un’immersione nelle origini del genere, segue ‘A Legend Is Born’ carica di stile e di “sviolinate” notevoli, si passa poi per ‘We Will Rock’ forse la traccia migliore dell’album. L’onere della chiusura è affidato alla affascinante ‘Burning Desire’ ( power ballad) interpretata in maniera impeccabile. Insomma una considerevole performance da parte di una band che ha tanto da insegnare e che è riuscita a tenersi lontana dai meandri della banalità, ma che ormai ha tirato i suoi colpi migliori, rimanendo in ogni caso inossidabile.

Voto recensore
6
Etichetta: Massacre Records / Audioglobe

Anno: 2006

Tracklist: 01. Go To Hell
02. Bang Your Head
03. A Legend Is Born
04. Far, Far Away
05. Don’t Stop
06. We Will Rock
07. Breaking The Chains
08. Lost
09. Open The Gates
10. Burning Desire

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Firebird: “Back to the roots” – Intervista con Bill Steer

Non ha bisogno di presentazioni un personaggio come Bill Steer: prima chitarrista dei Napalm Death degli albori e in seguito fondatore assieme a Ken Owen e Jeff Walker dei Carcass, ovvero due delle band più influenti di sempre nel panorama del metal estremo. In seguito allo sciagurato scioglimento dei Carcass, Steer sembrava essere sparito dalla circolazione per qualche anno e si è rifatto vivo solo recentemente con una nuova band, i Firebird, nonché con una nuova veste stilistica, imbevuta di sonorità anni settanta dirette discendenti di Led Zeppelin, Mountain, Cream e gruppi simili. Gli argomenti di cui discutere quindi non mancano proprio e Steer si rivela una persona simpatica e disponibile, completamente presa dalla propria musica tanto da risultare un po’ spaesato quando si parla di argomenti diversi da questa. Un personaggio che sembra uscito direttamente dagli anni settanta, se non fosse per il suo passato da grindster incallito! Ecco il riassunto della nostra (lunghissima!) chiacchierata…

La prima domanda è obbligata: cos’ha fatto Bill Steer durante questi ultimi anni? E’ da quando si sono sciolti i Carcass che non si hanno tue notizie!!

”Beh, in realtà sono stato molto impegnato! Ho continuato a suonare in giro, ho provato con moltissimi musicisti… mi sono dato da fare insomma. C’è sempre statala musica al centro dei miei interessi in ogni caso. Poi ho incontrato Leo (Smee, bassista dei Cathedral, N.d.A.) e Ludwig (Witt, batterista degli Spiritual Beggars, N.d.A.), abbiamo provato parecchio insieme e mi sono resoconto che finalmente ero di fronte ai giusti musicisti per poter mettere in piedi un progetto valido. Così abbiamo iniziato a scrivere dei pezzi e sono nati i Firebird. Il nostro disco d’ esordio come saprai è uscito in Giappone a fine 99 e solo adesso è stato pubblicato in Europa, tanto che per noi è già vecchio…”

Vuoi dire che avete già altro materiale pronto?

”Ci stiamo lavorando! In fondo è normale, è passato oltre un anno da quando abbiamo composto i brani contenuti nel nostro album di debutto… ora abbiamo molti altri pezzi nuovi, speriamo di riuscire a fare uscire del nuovo materiale entro fine anno. Sai com’è, ci troviamo in sala prove e cominciamo a suonare, improvvisiamo e ci divertiamo e alla fine tiriamo fuori sempre qualche buono spunto e qualche idea da utilizzare per comporre nuovi brani.”

E come suonerà questo nuovo materiale?

”Beh, ci saranno delle differenze rispetto al primo album, questo è fuori da ogni dubbio… però lo stile sarà sempre quello! Attualmente è questo il genere che mi appassiona e con cui voglio cimentarmi, non ci saranno stravolgimenti del sound.”

A proposito di genere: se ti dico che nell’album si sentono influenze piuttosto evidenti di Thin Lizzy, Cream, Mountain e molti altri gruppi di quel periodo vado molto distante dalla verità?

”Ahahahah (ride, N.d.A.)! No, assolutamente, hai centrato in pieno invece! Come ti dicevo attualmente ascolto questo genere di cose!”

Scusami se ti interrompo, ma c’è una cosa che mi incuriosisce: coi Napalm Death e coi Carcass sei stato uno degli inventori del grind e hai influenzato migliaia di musicisti, ora a distanza di pochi anni sei completamente preso da sonorità psichedeliche e hard rock! A cosa è dovuta questa evoluzione improvvisa?

”Beh, quando ho cominciato a suonare coi Napalm Death e coi Carcass ero giovanissimo, ero preso da altre cose allora. Ascoltavo moltissimo heavy metal e volevo a tutti i costi suonar ein una band che fosse il più dura possibile. Credo che sia un atteggiamento normale da parte di un ragazzo giovane! Poi crescendo ho scoperto nuove sonorità, ho rispolverato alcuni vecchi album e trovato nuovi stimoli interessanti per la mia musica e così eccomi qua! Non c’è stato assolutamente niente di forzato o programmato, è tutto frutto di un’evoluzione naturale, semplicemente. In fondo è normale che si cresca ed è normale che crescendo cambino anche i propri gusti, musicali e non solo.”

Un’evoluzione che cominciava ad intravedersi già nelle ultime cose registrate dai Carcass… ‘Swansong’ era un album pesantemente influenzato dagli anni 70 mi pare!

”Mmmm… sì, in un certo senso sì. Quello comunque era un disco che rappresentava la naturale evoluzione di un certo tipo di suono, dello stile proprio dei Carcass. L’approccio alla musica non era poi tanto diverso dai dischi precedenti: prendi la voce, Jeff anche su ‘ Swansong’ ha continuato a cantare in modo molto aggressivo come faceva sugli altri album, semplicemente la musica su cui si trovava a cantare conteneva più melodie di chitarra rispetto al solito…”

Ti interrompo di nuovo: quali credi che potesse essere l’evoluzione futura dei Carcass dopo ‘Swansong’ se non ci fossero stati i problemi contrattuali che vi hanno portato allo scioglimento?

”Difficile rispondere… sicuramente avremmo continuato per la strada che avevamo intrapreso, lavorando molto sulle melodie delle chitarre. Ecco sì, probabilmente si sarebbe trattato di un lavoro molto più melodico, da questo punto di vista, anche se immagino che la voce avrebbe continuato ad essere feroce come al solito. Non era facile negli ultimi periodi accontentare le esigenze di tutti, io avrei voluto cimentarmi con cose diverse, Ken e Jeff propendevano invece per un sound più pesante… ”

Ferma un attimo: non so se hai sentito i Blackstar, il nuovo gruppo di Ken e Jeff…

Ho sentito un solo brano, non ti saprei dire molto”

Ecco, il punto è con quel gruppo anche loro si sono dedicati a sonorità prettamente seventies! Pur mantenendo un approccio piuttosto pesante… insomma, sembra che i vostri percorsi artistici procedano parallelamente alla fine!

”Veramente da quel che ho sentito io mi sembrava che il loro suono fosse molto aggressivo e molto influenzato dal metal classico e da band come gli Iron Maiden! Ma come ti ho detto non ho sentito molto e non posso risponderti in maniera esauriente. Anche perché negli ultimi tempi mi sono concentrato solo sulla mia musica, non ho fatto molto caso a quello che mi succedeva intorno a dire il vero…”

Ok… una curiosità, sei ancora in contatto con Ken e Jeff? E’ da molto tempo che non si hanno più loro notizie!

”Oh sì, ho sentito Jeff giusto ieri! Purtroppo non hanno fatto più niente perché Ken ha avuto gravissimi problemi di salute: ha dovuto subire un delicato intervento chirurgico alla testa, è stato in coma per diverso tempo, non si sapeva neppure se ce l’avrebbe fatta… poi si è ripreso, ma di sicuro non potrà più tornare a fare quello che faceva un tempo…”

COSA??? Diomio, è terribile!!!

”Sì, lo è. Ora come ti dicevo sta bene, però non ha ancora recuperato pienamente e sarà difficile che torni completamente quello di un tempo. Di sicuro la musica non è una delle sue priorità in questo momento. E’ stato veramente un periodo difficile per lui.”

Cambiamo argomento e parliamo di cose più allegre allora, è meglio… tornando ai Firebird, cosa mi puoi dire dei testi?

”Beh… non saprei!! Li scrivo io, ma non hanno un significato particolare. Prima di tutto componiamo la musica, ci dedichiamo alle melodie, ai riff, alle strutture, poi in un secondo momento ci aggiungo le parti vocali. Però quando è ora di scrivere i testi non mi dedico a degli argomenti in particolare, butto giù delle frasi che suonino bene nel cantato, tutto qua! Diciamo che la parte più importante è sicuramente quella musicale.”

Ok, quali sono adesso i vostri programmi per il futuro, oltre a registrare il nuovo album?

”Beh, prima di tutto vorremmo fare un tour. Abbiamo già suonato in Giappone ed è andato benissimo, i fan sono stati molto calorosi e devo dire che non mi aspettavo un’accoglienza del genere, mi ha stupito! Speriamo di poter fare delle date anche in Europa, magari insieme a qualche altra band. Intanto stiamo cercando un nuovo batterista, visto che Ludwig ora sarà impegnato con gli Spiritual Beggars e non avrà tempo di seguirci in tour. Poi come ti dicevo abbiamo il nuovo materiale su cui lavorare… insomma, ci sarà un bel po’ da fare!”

Ultima domanda di rito, ti interessa Internet e il mondo della rete?

”Guarda, sono una persona che ha gravi problemi con la tecnologia! Il mio rapporto coi computer non è dei più facili… e poi come ti dicevo bado solo alla musica, il resto mi interessa relativamente!”

Come volevasi dimostrare…

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