Avatar – Recensione: Avatar

Terzo album per gli svedesi Avatar. Che sia quella della svolta? A giudicare dall’impegno promozionale che ci mette la loro etichetta c’è veramente qualcuno che ci crede nel lavoro di questi musicisti. Purtroppo il loro swedish-death ultra-melodico rimane qualitativamente nella media, spesso accostabile ai maestri del genere e tristemente accodato alla attuale moda easy listening nei ritornelli. Provano insomma a mettere in piedi un teatrino che abbia come protagonisti i giri più abusati di Soilwork e In Flames (quelli degli ultimi album però), qualche melodia neo-classica avvicinabile ai Children Of Bodom degli inizi e una dose non trascurabile di quel nu-american metal (Avenged Sevenfold, Killswitch Engage, etc) che ha raggiunto un successo commerciale insperato. Di loro ci mettono solo un’insistenza quasi maniacale per il ritornello di facile ascolto, ma fortunatamente anche un certo gusto per la melodia vincente e un discreta professionalità nella confezione. Il vero problema della band ci pare però l’incapacità mostrata nel gestire i tentativi di evasione dalla materia di base. Finché restano nel loro “brodo” (leggi più vicino al melodic death scandinavo) riescono a cavarsela con sufficiente credibilità, ma esperimenti come la virata hard rock di “Deeper Down”, o le parti disseminate più heavy classico e speed (“Revolution Of Two” ad esempio), sono un vero fallimento, soprattutto a causa delle vocals sempre stridenti e decontestualizzate. Forse si sono resi conto che per raggiungere un certo status artistico è il caso di rischiare qualcosa in più, e su questo punto hanno tutta la nostra stima. Purtroppo al momento i frutti di una tale presa di coscienza non si sentono ancora. Qualche spiraglio però lo lasciano intravedere, speriamo quindi che in futuro riescano a mettere meglio a fuoco l’insieme e regalarci qualcosa di veramente valido.

Voto recensore
5
Etichetta: Gain Music / Audioglobe

Anno: 2010

Tracklist:

01. Queen of Blades

02. The Great Pretender

03. Shattered Wings

04. Reload

05. Out of Our Minds

06. Deeper Down

07. Revolution of Two

08. Roadkill

09. Pigfucker

10. Lullaby (Death All Over)


Sito Web: http://www.myspace.com/avataronline

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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