Akercocke – Recensione: Antichrist

Questa volta gli Akercocke hanno deciso di picchiare duro. Già un titolo come ‘Antichrist’ lascia ben pochi dubbi su cosa la band voglia dire, anche se questi londinesi amici del Satanasso hanno sempre avuto una marcia in più a livello lirico. Altrettanto l’hanno avuta a livello d’immagine, tanto che si sono visti piovere addosso critiche di ogni tipo dal panorama underground: come possono infatti quattro personaggi vestiti con impeccabile formalità e senza face painting essere votati al Male? Fatto sta che gli Akercocke hanno sempre messo tutti a tacere sfornando una serie di dischi di qualità superiore in cui la musica estrema era plasmata da soluzioni d’avanguardia di ogni tipo, dalla darkwave alla musica classica, dal jazz al progressive.

E ‘Antichrist’ è un altro ottimo disco, su questo non ci sono dubbi, ma se lo paragoniamo ai recenti ‘Choronzon’ e ‘Words That Go Unspoken, Deeds That Go Undone’, emergono alcune macchie che francamente non ci aspettavamo. Innanzitutto la band decide di semplificare la struttura delle canzoni che in massima parte suonano come una commistione tra un death metal minimale e frangenti di rock melodico-progressivo ben inseriti e resi con professionalità, ma non stupefacenti come in passato.

C’è una grande tecnica e ci sono brillanti intuizioni (un brano che infrange le regole del grind soffocandolo con partiture jazz come ‘Footsteps Resound In An Empty Chapel’ non capita spesso) ma nel complesso sembra che gli Akercocke si siano giocati il fattore sorpresa e questa volta abbiano preferito un approccio più lineare. La formula funziona ma non sempre fino in fondo; si forma un punto interrogativo quando l’emozionante pulito di Jason Mandonça si trasforma in grunt vocals e i ritmi diventano compressi, soffocanti, oscuri. Un death/brutal dalla forma impeccabile ma non così sui generis, a tratti troppo lungo e insistente da risultare ripetitivo, tanto da far scattare un campanello d’allarme sullo stato di forma della band.

La nostra non è ovviamente una stroncatura, perché ‘Antichrist’ è un disco cattivo, blasfemo, fuorviante come ogni release targata Akercocke e di una qualità nettamente superiore alla media. Fatto sta che l’imprevedibilità a cui la band ci aveva abituati, in questa occasione è stata messa da parte e l’album risulta più canonico, per lo meno entro degli standard difficili da eguagliare.

Voto recensore
7
Etichetta: Earache / Self

Anno: 2007

Tracklist:

01.Black Messiah
02.Summon The Antichrist
03.Axiom
04.The Promise
05.My Apterous Angel
06.Distant Fires Reflect In The Eyes Of Satan
07.Man Without Faith Or Trust
08.The Dark Inside
09.Footsteps Resound In An Empty Chapel
10.Epode


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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