Angelus Apatrida – Recensione: Angelus Apatrida

Gli Angelus Apatrida, esponenti del thrash metal iberico, inaugurano il loro ventunesimo anno di carriera con il rilascio di “Angelus Apatrida”, settimo lavoro in studio per la band di Albacete, rilasciato il 5 febbraio per Century Media Records. Parto dal presupposto che mi sono approcciato a questo disco da estraneo alla proposta artistica del gruppo, che in qualche modo nella contemporanea e sempre eccezionale scena thrash mondiale mi sono sempre lasciato scivolare sotto al naso, nel dire che questo self titled mi ha lasciato con la bocca aperta e il collo dolorante. La band infatti non ha tempo da sprecare e lo dimostra già dalle prime note della furiosa opening “Indoctrinate”, pezzo che suona quasi come uno strano mix tra “About to crack” dei Vitamin X e “Fucking Hostile” dei Pantera (solo alcune delle influenze che emergono nel disco), e che mette subito le cose in chiaro: per i prossimi 46 minuti si fa sul serio. 

Tra serrati cambi di tempo e riffoni tecnici quanto abrasivi, la band mette in mostra un punto di forza che da a questo lavoro un’identità ben distinta dal resto delle proposte contemporanee: un groove notevole accentuato da una produzione eccezionale, quasi a rifarsi ai sopracitati Pantera. Per quanto dunque la velocità nell’album non manchi (“Childhood’s End” ne fa da lampante esempio), il caposaldo di “Angelus Apatrida” è un guitar work davvero ben pensato, una macchina da riffs composta da Guillermo Izquierdo e David Álvarez con una cattiveria e precisione disumana. Davvero, i riff in questo progetto sono uno più bello dell’altro (letteralmente direi, in quanto è il riff principale di “Into the well”, chiudi fila delle dieci tracce che compongono l’album, a vincere l’ambito premio di riff più figo del disco secondo il mio soggettivo parere), ma non tolgono lodi agli assoli, spesso armonizzati a due chitarre (come è il caso per “The age of disinformation”) ma mai fuori contesto, e soprattutto alla precisione millimetrica della sezione ritmica, dalle bacchette e i polpacci di Víctor Valera, che si fa notare senza sovrastare il resto del quartetto, ma fornendo una base portante davvero notevole ed una tecnica in linea con i migliori batteristi del genere, alla performance bella arrogante di José Izquierdo, che azzecca ogni nota, pronunciata con un suono di basso bello pieno e soprattutto sempre presente nel mix. Le varie influenze dal vasto mondo del metal in questo lavoro si fanno spesso sentire, soprattutto per quanto riguarda il comparto vocale, ma inteso nel modo migliore possibile. Guillermo si dimostra un cantante con una maturità notevole, che riesce a mantenere un timbro parecchio personale con il suo scream mai banale, portando alla mente però i grandi nomi del genere: da inflessioni alla Hetfield a urli alla Randy Blythe/Mille Petrozza, Guillermo fa del disco il suo parco giochi costruendo una performance vocale che eccelle sotto tutti i punti di vista, lasciandosi andare anche a deliziosi momenti melodici come in “We stand alone”. Altra medaglia d’oro, infine, alla produzione generale (gestita da Christopher Harris) che accentua in modo omogeneo ogni strumento, senza lasciare indietro nessuno e soprattutto con una scelta di suoni eccellente e cattiva al punto giusto.

Angelus Apatrida” è stata una gran bella scoperta per il sottoscritto, un disco di un peso notevole ma che sa anche essere melodico e lo fa sempre con gran classe, come nella parte centrale di quello che reputo il pezzo più riuscito di questo self titled: “Into The Well”; un disco che fa sentire tutte le influenze che i quattro si portano dietro ma senza mai snaturare l’identità e la personalità di un lavoro che riesce ad apparire tanto nostalgico quanto una boccata di aria fresca nel panorama thrash. Un disco che, ancora una volta, dimostra che il genere sta vivendo un periodo di punta, fatto di grandissimi album che lo tengono in vita nell’era in cui il consumo musicale non guarda in faccia a nessuno. Un disco che, se permettete, vado subito a riascoltarmi!

 

Etichetta: Century Media Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Indoctrinate 02. Bleed The Crown 03. The Age Of Disinformation 04. Rise Or Fall 05. Childhood’s End 06. Disposable Liberty 07. We Stand Alone 08. Through The Glass 09. Empire Of Shame 10. Into The Well
Sito Web: http://www.angelusapatrida.com/

Matteo Pastori

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Nerd ventiduenne appassionato di tutto ciò che è horror, bassista a tempo perso e cresciuto a pane e Metallica. La musica non ha mai avuto etichette per me, questo fa si che possa ancora sorprendermi di disco in disco, rendendo ogni giorno un po' meno pesante.

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