Faith No More – Recensione: Angel Dust

Sono passati quasi ventuno anni dall’uscita di “Angel Dust” e ancora oggi, dopo due decadi, siamo qui a parlarne e ricordarlo come uno dei migliori album, se non il migliore, dei Faith No More. Era il 1992 e Mike Patton, dopo la splendida performance in “The Real Thing”, riconfermava la sua presenza all’interno della band che più di tutte ha influenzato il panorama musicale a seguire, introducendo e sperimentando tecniche ormai oggi consolidate.
“Angel Dust” è una vera e propria antologia di generi e tecniche, un quadro musicale pieno di sfumature che aumentano con il passare del tempo. Ad anticipare l’uscita di questo gioiello dalle 7 note ci fu “Midlife Crisis”, un tormentone ancora oggi presente in numerosi palinsesti radiofonici. L’intro di batteria, seguito dalla voce distorta e cupa di Patton amplificata dal basso di Billy Gould, si sposa perfettamente con la melodia della chitarra che, sfruttando con garbo gli effetti, ha contribuito al successo di questo brano. Il synth, gli stacchi di tempo con altrettanti cambi e gli effetti, oggi elementi frequenti negli album, fanno di “Midlife Crisis” un brano innovativo e decisamente lungimirante. La voce di Patton, vera e propria garanzia della band, dimostra fin da subito tecnica, versatilità e profondità. “RV”, la cui contrapposizione con “Midlife Crisis” è totale, è un grande classico che unisce elementi rock n roll e blues mettendo in luce le tecniche, le virtù e gli azzardi dei Faith No More. Il ritornello, una vera e propria esplosione, fa da stacco fra le due strofe che cullano a livello di musica ma colpiscono a livello di testo. Le liriche, ad eccezione delle cover “Midnight Cowboy” e “Easy”, hanno tutte la mano di Patton, che dimostra costantemente non solo le sue capacità canore ma anche le sue doti di paroliere. I testi, per certi aspetti profetici, variando dall’ironico, al tagliente, al drammatico senza mai cadere nel banale.
“Land Of Sunshine”, singolo di apertura ma secondo estratto dall’album, riporta dritto nel cuore di San Francisco, terra natia della band, utilizzando una base per certi aspetti dark ed inquietante, ma che se la gioca su un uso smoderato del synth e del basso. Bastano poche note per capire la poliedricità di questa band che, senza eccezioni, mette in mostra ognuno dei propri componenti permettendo a loro libertà di espressione. L’assolo finale, seguito da una ripresa del synth e dalla voce, quasi lirica, di Patton è un elemento jolly di questa canzone. “Smaller And Smaller”, emblematica e profonda, studia più da vicino la musicalità cupa ed estrema della band che si accompagna alle urla di Patton. La parte centrale del brano, molto semplice e folk, e la sua maturazione in un assolo molto heavy sono ipnotici e catalizzanti.
“Be Aggressive”, che troviamo circa a metà album, è una vera scarica di adrenalina che colpisce non solo per il ritmo ma anche per lo stile del ritornello, clamorosamente ripreso da Marylin Manson in “Mobscene”.
Da “Angel Dust” furono successivamente estratti “A Small Victory, in cui vengono personalizzate e attualizzate le tipiche sonorità orientali, “Everything’s Ruined”, estremamente profetica nella musica ma, soprattutto, nel testo, ed “Easy”, cover del famosissimo brano dei Commodores.
Malgrado siano passati ventuno anni “Angel Dust” si riconferma ancora un album attualissimo, come attualissima è la band che ancora oggi, dopo ben trentuno anni di carriera, è ascoltata e venerata da nostalgici, giovani e giovanissimi.

Etichetta: Slash Records

Anno: 1992

Tracklist:

01. Land Of Sunshine

02. Caffeine

03. Midlife Crisis

04. RV

05. Smaller And Smaller

06. Everything's Ruined

07. Malpractice

08. Kindergarten

09. Be Aggressive

10. A Small Victory

11. Crack Hitler

12. Jizzlobber

13. Midnight Cowboy

14. Easy


Sito Web: www.fnm.com

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Luca

    Uno dei migliori album rock degli anni ’90!

    Lo comprai il giorno che uscì in Italia: ci misi un po’ di più ad assimilarlo rispetto a “The Real Thing”, ma ora lo considero un capolavoro!

    Ottima recensione!

    Reply

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