Amorphis – Recensione: Am Universum

Non aspettatevi un ritorno ad ‘Elegy‘, quelli non sono più gli Amorphis. Una band che prosegue il discorso di ‘Tuonela‘, che lo sviluppa in onore di soluzioni strumentali colorate di sax, che si affida alle melodie, al cantato pulito, arrivando a toccare i lidi di certi Pink Floyd è una band distante da quella che ci proponeva death metal. Proprio nell’accettazione di questa indispensabile condizione sta la redenzione o la dannazione di ‘Am Universum‘. Un’altra band che sfida i pregiudizi e le aspettative da discount di tutti coloro che davanti ad una qualsiasi evoluzione tramano il tradimento. ‘Alone‘ è incredibilmente vincente, ‘Crimson Wave‘ è un classico moderno non solo di Amorphis ma di un certo modo di intendere il metallo ed il rock in generale nei suoi echi doorsiani in bilico sui tratti disegnati da anni di tradizione. Un disco coraggioso che rischia di essere sottovalutato soltanto perché diverso, soltanto perché metamorfico nella sua totale assimilazione. Un tributo ai settanta, un tributo alla buona musica. Forse troppo spesso ci dimentichiamo che alla fin fine è proprio l’ultima caratteristica che ci fermiamo a considerare, ed è la più importante. Per concludere, un disco fatto di substrati che garantisce ad ‘Am Universum‘ una longevità di tutto rispetto per poterne scoprire le tante sfumature nascoste.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast/A.Globe

Anno: 2001

Tracklist:

Tracklist: Alone / Goddess (Of The Sadman) / The Night Is Over / Shatters Within / Crimson Wave / Drifting Memories / Forever More / Veil Of Sin / Captured State / Grieve Stricken Heart


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