Dread Sovereign – Recensione: All Hell’s Martyrs

“All Hell’s Martyrs” è il debut album del progetto Dread Sovereign, band per la prima volta sulla lunga distanza ma niente affatto composta da esordienti. I Dread Sovereign non sono altro che un’estensione dei ben più celebri Primordial e nascono per volontà del vocalist Nemtheanga (al secolo Alan Averill, che troviamo qui anche in veste di bassista) nella necessità di dedicarsi a del puro e semplice doom metal vecchia scuola. Sono della partita anche il batterista Simon O’Laoghaire, con lo pseudonimo di Sol Dubh e alla chitarra Bones dei Wizards Of Firetop Mountain.

Doom metal vecchia scuola ma annerito da un tocco di malignità e con alcune divagazioni psichedeliche, aggiungiamo noi. Persino la registrazione è ruvida quanto basta e preserva al meglio quell’alone di antico che aleggia su di un platter che molto deve alle sonorità classiche. “All Hell’s Martyrs” è dunque un lavoro di rilettura (e a noi vengono in mente Saint Vitus, The Obsessed, Count Raven, Witcthfinder General) eseguito però nel migliore dei modi, ovvero costruendo canzoni epiche, orecchiabili (pur sempre in riferimento al genere) e sapientemente solfuree.

La lisergica introduzione “Drink The Wine” ci trasporta verso “Thirteen Clergy” (brano anticipato dall’Ep “Pray To The Devil In Man” del 2013, insieme all’omonimo brano e a “We Wield The Spear Of Longinus), un episodio monolitico e compatto, ruvido come solo un pezzo doom d’annata può essere, pregiato da una interpretazione vocale di Nemtheanga particolarmente sentita e lirica. Fin dalle prime battute la sezione ritmica appare regolare e tellurica, mentre la chitarra di Bones si prodiga spesso in assoli energici e di presa.

“Cthulu Opiate Haze” mostra un volto ancora più acido, la voce e gli strumenti proseguono come una colata lavica che avanza lenta ma impietosa, mente il finale affidato alle tastiere ci trasporta in un caleidoscopico trip. “Pray To The Devil In Man”, così come la successiva “Scourging Iron”, mostra una forma canzone più veloce, o meglio incisiva, ove i tappeti di riff di chitarra si prodigano in preziosismi dal carattere epico e si ode qua e là il ricorso al growl. Il finale riserva invece tre lunghe suites, tra cui emergono la citata “We Wield The Spear Of Longinus”, che dopo un incipit pachidermico acquista velocità e spessore fino a confluire in un finale noise e l’ottima “All Hell’s Martyrs, Transmissions From The Devil Star”, un episodio che si protrae per oltre tredici minuti ma semplice ed efficace nella struttura, arricchito da un passaggio di tastiere che dona enfasi al tutto e difficilmente vi si scollerà dalla testa.

Un debutto decisamente positivo per la nuova creatura di Averill, che ora attendiamo al varco con i suoi Primordial.

Voto recensore
7
Etichetta: Vàn Records / Audioglobe

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Drink The Wine
02.  Thirteen Clergy
03.  Cthulu Opiate Haze
04.  The Devil’s Venom
05.  Pray To The Devil In Man
06.  Scourging Iron
07.  The Great Beast
08.  We Wield The Spear Of Longinus
09.  Cathars To Their Doom
10.  All Hell’s Martyrs, Transmissions From The Devil Star


Sito Web: https://www.facebook.com/DreadSovereign

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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