Motorhead – Recensione: Aftershock

E sono tornati, i Motorhead, inarrestabili, as usual. I dottori dicono a Lemmy di interrompere il tour per I suoi (ormai ben noti) problemi di salute? No problem. Ecco che esce “Aftershock”, una secca risposta che il nostro frontman preferito sbatte in faccia a tutto e a tutti, per ribadire che il rock è la sua aria. E senz’aria non si vive.

Finiti i preamboli, arriviamo al dunque: “Aftershock” parte subito tosto, con due pezzi furibondi (il godibilissimo singolo “Heartbreaker” e “Coup De Grace”), mentre “Lost Woman Blues” ci riporta quasi al ’79, ai tempi di “Bomber”, in cui, (in formazione diversa, of course) il trio sperimentava ritmiche più rilassate e avvolgenti con “Sweet Revenge”. Molto carina, inoltre, “End Of Time”, anche se la fine avviene all’improvviso e sul solo di chitarra (ma forse è volutamente un presagio di quel che potrebbe accadere a tutti noi).

Si continua con pezzi in pieno Motorhead-style, spingendo sull’acceleratore fino all’estremo, ma non si disdegna, ogni tanto, di sedersi, accendere una candela e sorseggiare un bicchiere di vino (o di Jack Daniels). Ecco, infatti, “Dust And Glass”, delicata disamina di anni passati, che ci mostra una band a suo agio anche con ritmiche davvero “sedute” e soffuse, prima di sfociare in un assolo di rara intensità espressiva.

I pezzi camminano, tutti, e con altre elettriche cavalcate come le molto riuscite “Knife”, la conclusiva “Paralyzed” e “Going To Mexico” (il Sudamerica dev’essere una meta molto apprezzata da Lemmy, visto che in “1916”, del 1991, la destinazione era il Brasile), si arriva alla fine di questi quarantasei minuti di puro rock ’n’ roll. La sensazione, una volta finito l’ascolto, è che la prima parte di “Aftershock” sia più intensa e sperimentatrice, mentre, dalla metà in poi, ci sono canzoni più consone, se vogliamo sicure, ma non per questo meno godibili.

L’album, ad ogni modo, è riuscitissimo, un vero comeback in pompa magna per Lemmy, Phil Campbell e Mikkey Dee. E, comunque, ridendo e scherzando, i nostri sono arrivati a pubblicare il ventunesimo studio album, un numero abbastanza impressionante di uscite. Se Woody Allen diceva: “per me fare film è come produrre vino, una volta ti riesce buono, un’altra niente di che” (e lui ne faceva uno all’anno), possiamo benissimo traslare il concetto alla musica dei Motorhead (e come media ci siamo, visto che quasi ogni anno vantano una nuova uscita), ed affermare senza dubbio che il discorso calza, anche se qui i livelli qualitativi sono tendenzialmente sempre medio alti.

Piccoli parallelismi a parte, il consiglio è assolutamente di accaparrarsi una copia di “Aftershock” (c’è anche in vinile), e spararlo subito, a tutto volume. Un album così buono è abbastanza raro trovarlo, al giorno d’oggi.

Voto recensore
8
Etichetta: UDR Music

Anno: 2013

Tracklist:

01. Heartbreaker
02. Coup De Grace
03. Lost Woman Blues
04. End Of Time
05. Do You Believe
06. Death Machine
07. Dust And Glass
08. Going To Mexico
09. Silence When You Speak To Me
10. Crying Shame
11. Queen Of The Damned
12. Knife
13. Keep Your Powder Dry
14. Paralyzed


Sito Web: imotorhead.com/

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. MARK HUGE

    PRESO A SCATOLA CHIUSA!!!!

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  2. Giovanni Messere

    Un altro album spettacolare di Lemmy e soci.

    Reply

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