Richie Sambora – Recensione: Aftermath Of The Lowdown

Dopo tanti anni di attesa e vari travagli nella vita privata, Richie Sambora scommette nuovamente su se stesso e, per la prima volta con una casa discografica indipendente, pubblica il suo terzo album solista. “Aftermath Of The Lowdown”, (titolo legato in modo evidente alle sue vicende personali), è la rinascita artistica e umana di un musicista che non ha più nulla da dimostrare dal punto di vista tecnico; uno scavare nel profondo della sua anima in modo da esorcizzare i demoni che hanno cercato di scalfire una carriera costellata di soddisfazioni e successi.

Il disco si apre con “Burn That Candle Down” un rock energico dalle voci filtrate che si sviluppa in un crescendo finale culminato da un assolo fantastico. “Every Road Leads Home To You” è un singolo di lancio praticamente perfetto. Un mid tempo dal fine arrangiamento (stile Coldplay) che si snoda attraverso un tappeto di tastiere accompagnato da una melodia irresistibile e non scontata dimostrazione evidente delle grandi qualità di songwriter del chitarrista. “Taking A Chance On The Wind” ha un tocco più country-southern guidato da una linea melodica pregevole che sfocia in un assolo finale esaltante per uno degli highlight del disco. “Weathering The Storm” è un blues di gran classe sublimato da un coro anthemico e incalzante. “Nowadays” e “Sugar Daddy” sono due pezzi di modern rock; più robusta e vicina ai Foo Fighters la prima, più scanzonata e festaiola con i classici “na na na na” a rifonzare il ritornello la seconda. Questo è l’album più personale e intimo che Richie abbia mai composto e le tracce che lo confermano al meglio risultano essere anche le due perle assolute di tutto il lavoro. “Seven Years Gone”, racconta la parabola discendente intrapresa dalla sua vita negli ultimi sette anni (da poco dopo l’uscita di “Have A Nice Day” dei Bon Jovi fino a pochi mesi fa). Partendo sotto forma di ballad il pezzo esplode invece in un finale elettrico, incalzante con i tocchi decisi della sua chitarra a sottolineare che tutto è ormai alle spalle e in coda veniamo così omaggiati da un assolo che si rivela una delle dimostrazioni di tecnica più entusiasmanti di tutto il suo repertorio, ultimi Bon Jovi compresi. L’altra vetta si chiama “You Can Only Get So High”, una ballad intima, sussurrata che parte con voce e pianoforte per poi inserire gli archi ad aggiungere atmosfera ad un testo davvero commovente dove Sambora racconta con una sincerità disarmante la sua dipendenza dall’alcol. “Learnig How To Fly With A Broken Wing” è un up-tempo rock fiero e graffiante che avrebbe fatto la sua bella figura in un disco di Springsteen completo com’è di un coro appassionante unito a grandi linee di chitarra. Chiude il sipario la bizzarra piece acustica “World” dedicata al nostro pianeta, numero che conferma l’ecletticità di un platter per cui è valsa la pena aspettare quattordici lunghi anni.

Richie Sambora, quello che da molti viene ancora identificato “solo” come il chitarrista dei Bon Jovi, stupisce regalandoci il disco più versatile, eterogeneo, e liricamente più alto della sua carriera solista. “Aftermath Of A Lowdown” è semplicemente imperdibile per tutti i fan della band del New Jersey, ma soprattutto una piacevole sorpresa per tutti gli appassionati di rock perché parliamo di uno degli album dell’anno nel genere.

Voto recensore
8
Etichetta: Dangerbird Records

Anno: 2012

Tracklist:

01. Burn The Candle Down
02. Every Road Leads Home To You
03. Taking A Chance On The Wind
04. Nowadays
05. Weathering The Storm
06. Sugar Daddy
07. I'll Always Walk Beside You
08. Seven Years Gone
09. Learning How To Fly With A Broken Wing
10. You Can Only Get So High
11. World
12. Backseat Driver (bonus track)


Sito Web: http://richiesambora.com/

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