Deftones – Recensione: Adrenaline

Il debutto di alcune band può essere paragonato alla nascita di un gigante, si tratta di gruppi che nascono già grandi, che fin dal principio esordiscono con il botto, sbaragliando la concorrenza e creando un precedente all’interno di un genere in fase embrionale, come dei pionieri che stabiliscono nuovi confini per orizzonti musicali inesplorati, questo è il caso dei Deftones.

La band di Chino Moreno & Co. inizia a calcare palcoscenici sconosciuti nel 1988 ed esordisce nel 1995 con un album che al principio non ottiene però i consensi adeguati, forse sperati, ma che nel giro di quattro anni giunge alla soglia del disco d’oro con 500.000 copie vendute e nel 2008 doppia questo traguardo con il milione di copie ed  il disco di platino.

Il combo di Sacramento di pari passo con i Korn getta le basi di quello che successivamente venne definito come Nu Metal,  sottogenere del metal alternativo che nel giro di pochi anni vede il fiorire di gruppi di grande successo come Limp Bizkit, Linkin Park e System Of A Down, tanto per citarne alcuni, degni allievi e developers di uno stile che coniuga Heavy Metal, Rap, Funk, Industrial e Post Grunge.

“Adrenaline” è un concentrato di violenza sonora, melodia e riff granitici, urla psicotiche che fanno da controcanto a voci appena sussurrate, un album da manuale per un ensemble stellare, uno stile controllato e calcolato, quadrato.

Le influenze post punk e new wave contribuiscono a definire lo stile dei Deftones, decisamente lontano dal canonico rap metal, permettendo loro di plasmare un sound che nelle successive release matura e migliora.

Brani come “Bored”, “Root”, “7 Words” ed “Engine n°9” colpiscono per la loro immediatezza, non ci sono fronzoli, orpelli, solo un assalto frontale mitigato da melodie ipnotiche e divagazioni vocali dell’immenso Chino Moreno, voce unica, riconoscibile al primo ascolto per timbrica e stile. Impossibile elevare un brano al di sopra degli altri, l’intero album è costituito da dieci gemme, classici dai quali è impossibile separarsi, brani che a distanza di diciassette anni suonano ancora dannatamente attuali.

Etichetta: Maverick

Anno: 1995

Tracklist:

01. Bored

02. Minus Blindfold

03. One Weak

04. Nosebleed

05. Lifter

06. Root

07. 7 Words

08. Birthmark

09. Engine No. 9

10. Fireal

11. Fist (ghost track)


Sito Web: http://www.deftones.com/main/

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Nu Metal Head

    un esordio più che buono, in attesa del capolavoro che sarebbe uscito due anni più tardi… voto: 8

    Reply

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