Sadist – Recensione: Above The Light

Forse è un po’ troppo presuntuoso tentare di fare della filologia sul metal, se non altro perché è un genere ancora giovane ed in rapida evoluzione. Difficile dire esattamente quindi quando è nato il Death Metal e perché, quando e perché ha smesso di essere una versione estrema del Thrash ed ha assunto vita (o non-vita, in questo caso) propria. Allo stesso modo non è facile stabilire quando e perché tutta una serie di band hanno abbandonato la via della marcescenza per territori decisamente più sperimentali, spesso ad alto coefficiente d’intellettualità. E’ curioso comunque sfogliare il calendario all’indietro fino al 1993 e dare un’occhiata alle uscite in ambito estremo; tra i tanti nomi spuntano: Pestilence: ‘Spheres’, Cynic: ‘Focus’, Atheist: ‘Elements’, Pan-Thy-Monium: Khaoos, Death: Individual Thought Patterns , Coroner: ‘Grin’. Niente male, come annata.

Nel gennaio del 1993 viene registrato anche un altro disco che sul momento non ebbe molto successo ma che, come si conviene ad un capolavoro, negli anni ha ottenuto il riconoscimento che meritava, e che adesso è a buon diritto nella lista dei grandi classici del metal: Above the Light dei Genovesi Sadist.

Precorrere i tempi è un buon segnale di genio, e venir imitato per anni è il giusto riconoscimento: Quanti all’epoca utilizzavano le tastiere? Decisamente pochini, se non ricordo male, sarebbe bastata la mano di un falegname cieco per contarli. Quanti usavano le tastiere in maniera così intensa e così particolare? Nessuno tranne loro; forse essere nati nella terra del Rock Progressivo (chi ha detto Goblin?) di sicuro li ha aiutati. Quanti lo fanno adesso, in ambito metal estremo? Più o meno tutti, sfondando una porta aperta.

Above the Light, ascoltandolo una dozzina d’anni dopo è più facile rendersene conto, seguiva una strada un po’ diversa rispetto agli altri suoi coetanei, in qualche modo più vicina a certo black più atmosferico e meno trucido: improvvise accelerazioni intrecciate a parti più lente, cupe ed inquietanti (il frutto, estremamente caratteristico e personale, del dialogo tra chitarra e tastiera), produzione piuttosto magra, assoli vicini al thrash di qualche anno prima, sezione ritmica mai eccessiva ma sempre in primo piano ed un cantato acidissimo; cose che si sarebbero risentite in abbondanza per tutti gli anni successivi, ma con molto meno stile e gusto.

Ancora adesso, come si conviene ai classici, il primo Sadist rimane attualissimo, competitivo con qualsiasi uscita degli ultimi anni, un peccato dunque che sia così difficile da trovare. In questo periodo di mestissime reunion e recuperi di nessun valore acquisterebbe ancora più importanza vedere Above the Light di nuovo nelle vetrine dei negozi, restiamo quindi in attesa di una ristampa, essenziale per chi si avvicina al metal adesso.

Etichetta: Nosferatu

Anno: 1994

Tracklist: 01. Nadir
02. Breathin' Cancer
03. Enslaver Of Lies
04. Sometimes They Come Back
05. Hell In Myself
06. Desert Divinities
07. Sadist
08. Happiness' n'Sorrow

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