The Amity Affliction – Recensione: Let The Ocean Take Me

“Let The Ocean Take Me” è il quarto album per gli australiani The Amity Affliction, una delle poche band Metalcore che riesce ancora a non far storcere il naso, perché purtroppo nel panorama odierno è più facile imbattersi in bands fotocopia, piuttosto che in acts dotati di personalità, come nel caso in questione.

Non solo breakdown, ma anche tanta melodia ed aperture che sanno di speranza dinanzi ad un oceano di sofferenza; proprio il tema dell’oceano percorre l’album in tutta la sua interezza, fondendosi sapientemente con argomenti personali ed introspettivi messi a nudo dalla mente compositiva di Joel Birch. Questi durante il Warped Tour del 2013 ha vissuto una esperienza di quasi morte, ritrovandosi privo di sensi e con il cuore che ha smesso di battere, il tutto dovuto ad uno stile di vita senza regole, consumo eccessivo di bevande alcoliche; proprio questa esperienza ha permesso a Joel di fronteggiare i demoni che da sempre lo perseguitano, ovvero ansia e depressione. Questo avvenimento viene ripercorso in “Never Alone”, brano sofferto, ma piuttosto semplice nel songwriting, a colpire in questo caso è la parte finale, durante la quale è possibile ascoltare una telefonata che sembra descrivere appieno quanto vissuto dal singer nell’esperienza sopracitata, grande prova di capacità e coraggio di aprirsi alle proprie debolezze: “I drink, I drink, I drink again…You don’t wanna hear this, I’m a mess”.

Emozioni in chiaroscuro emergono da ogni nota suonata dai nostri, a partire dall’opener “Pittsburg”(guarda il video), di sicuro la traccia migliore con la quale iniziare le danze, un assalto frontale che coniuga melodia ed aggressività allo stesso tempo, il coro finale, affidato ad una scuola locale, riprende il tema centrale del pezzo ed è talmente carico di pathos da far venire i brividi. I The Amity Affliction dimostrano chiaramente di essere vitali, incalzanti, aggressivi ed allo stesso tempo dinamici nella ricerca di tracce che siano sì catchy, ma allo stesso tempo cariche di significato.

La successiva “Lost & Fading” continua lungo il percorso tracciato dall’opener, contraddistinguendosi per l’ottima soluzione ritmica delle parti più tirate, mai banali, per poi lanciarsi in passaggi melodici di sicuro impatto.

Da menzionare anche l’ottima “Don’t Lean On Me” (guarda il video) caratterizzata da più frequenti aperture, ad iniziare dalle note di piano che introducono il breakdown iniziale, è questa la traccia manifesto dell’intero album: ascoltandola avendo davanti agli occhi l’immagine della copertina, non si può immaginare colonna sonora migliore.

Purtroppo il punto debole del combo australiano, come spesso accade nel genere Metalcore, è quello di risultare ripetitivi in certe soluzioni ricorrenti, che sembrano rappresentare una variazione sul tema principale, come nel caso delle aperture melodiche che, dal punto di vista vocale, sembrano essere simili tra loro.

“Let The Ocean Take Me” è senza ombra di dubbio la prova migliore dei The Amity Affliction, un Cd che non deve mancare nella collezione personale degli amanti del genere.

Voto recensore
7.5
Etichetta: Roadrunner Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Pittsburgh
02. Lost & Fading
03. Don’t Lean On Me
04. The Weigh Down
05. Never Alone
06. Death’s Hand
07. F.M.L.
08. My Father’s Son
09. Forest Fire
10. Give It All


Sito Web: http://www.theamityaffliction.net/

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