Megaherz – Recensione: Zombieland

I Megaherz sono il tipico esempio di band appartenente alla seconda ondata dell’industrial rock tedesco. Il gruppo di Monaco, che presenta “Zombieland”, il nuovo studio album licenziato da Napalm Records, incontra tutti quelli che si possono definire come dettami del genere: enfasi, melodia, orecchiabilità.

L’ascolto del platter evidenzia subito ensemble come Marilyn Manson (perdonateci ma le chitarre dell’opener ricalcano la melodia portante di “Beautiful People” in modo piuttosto vistoso), Rammstein e Oomph! quali immediate fonti di rielaborazione, qui sviluppate con buon mestiere. Non copioni, ma certamente derivativi, i cinque figuri dal ghigno pittato inanellano una serie di tracce comunque godibili e di sicuro interesse per gli abituali fruitori del genere. Un po’ poco considerando che i nostri sono sulle scene dal 1993 e quasi contemporanei agli acts sopraccitati.

Un refrain efficace, suoni incisivi ma non troppo e una bella dose di lacca rendono brani come la titletrack, “Fanatisch” e “Gegen Den Wind” assolutamente ben fatti e accattivanti, complice la voce sorniona del bravo front-man Alexander “Lex” Wohnhaas e melodie ficcanti che non faticherete ad assimilare. In alcuni momenti la band si lascia andare ad un romanticismo “eccessivo” e barocco come si confà alla tedesca maniera. Esempi di questa tendenza sono “Fur Immer”, “Roter Mond” e “Schwarzer Engel”, con tanto di abbondanti innesti sinfonici, crooning ancora più tremulo e malinconia diffusa.

Non c’è altro da dire su “Zombieland”, un album gradevole, ben confezionato e privo di ogni possibile pretesa artistica. Una manna per i goth under 15.

Voto recensore
6
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Zombieland
02.  Himmelsturmer
03.  Fur Immer
04.  Roter Mond
05.  Wir Konnten Gotten Sein
06.  Lieblingsfeind
07.  Fanatisch
08.  Schwarzer Engel
09.  Unter Strom
10.  Gegen Den Wind
11.  Hurra Wir Leben Noch
12.  Frei


Sito Web: http://www.megaherz.de/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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