Nati tra i banchi di scuola dei licei di Oristano nei primi anni novanta, animati dalla passione per l’hard rock ed il metal (proprio quando tutti si stavano convertendo al grunge), i sardi Zero Pelo hanno registrato un demo nel 1994 e si sono sciolti l’anno successivo, che è meno strano di quanto potrebbe sembrare quando vita e studi universitari ci si mettono di mezzo, ed in assenza di chat e social anche tenersi in contatto diventa più complicato. Il vero colpo di scena arriva però trent’anni più tardi, con la reunion della formazione originale (Leonardo Dessì alla voce, Davide Biggio e Alessandro Campanelli alle chitarre, Maurizio Mura al basso e Paolo Carta alla batteria) ed un entusiasmo immutato – o se possibile accresciuto – che riporta i nostri sul palco, alla scrittura e finalmente alla registrazione del loro primo full-lenght. Composto da brani vecchi e nuovi, l’omonimo “Zero Pelo” rappresenta quindi una chiusura del cerchio significativa, apprezzabile non solo per la tenacia e l’amicizia che hanno fatto in questo caso da collanti, ma anche per quell’aggettivo “attempata” con il quale gli stessi musicisti definiscono scherzosamente la propria band: non si tratta insomma di un progetto giovanilistico teso a vendere l’illusione di una ritrovata giovinezza (“Tutti Uguali” dimostra un’autoconsapevolezza rara e divertita in questo senso), ma di un lavoro che intende abbracciare il passare degli anni come un valore aggiunto, da spendere tanto in fase compositiva che in quella della realizzazione del disco.
Prodotto da Patrick Abbate, esperto chitarrista italo-americano e compagno di Mike Terrana negli Ympossibles, “Zero Pelo” è tutto cantato in italiano ed ispirato ad un concetto di misura che comunica immediatamente la positiva maturità delle sue scelte: la sua apertura è infatti affidata ad una title-track rifinita e rocciosa, che mira a fare poche cose ed a farle bene. Un bel mid-tempo trascinato dal basso di Maurizio, una strofa asciutta di ispirazione punk che sfocia in un coro veloce e ficcante. La ricetta è semplice come si conviene ad un brano composto intorno ai diciotto anni, ma la produzione è compatta, l’assolo di ispirazione vivaldiana aggiunge un tocco elegante ed i quattro minuti scorrono in modo sorprendentemente fluido, sempre più trascinante una volta che si mandano a memoria le sue parole. Che quello degli Zero Pelo fosse un progetto interessante già ai tempi della scuola lo si intuisce anche ascoltando il testo dolce/amaro di “Punture di Zucchero” oppure della successiva “Nino e Nina”, che racconta con grazia e semplicità storie di vita reali e profonde, frustrazione, problemi del quotidiano nei quali ci si può riconoscere ora come allora. Il lavoro fatto in sede di produzione è davvero lodevole, perchè si sente la volontà di dare al disco un suono adulto nonostante il carattere immediato, piacevolmente acerbo, delle sue tracce più vecchie: la sensazione è quella di una volontà precisa e di una ricerca mirata, che nulla sottrae in termini di immediatezza ed efficace.
Una ballad come “Ora Dopo Ora” è uno splendido esempio di rock italiano che onora la nostra tradizione melodica (mi ha ricordato la Steve Rogers Band di “Alzati La Gonna”, 1988), capace di alternare in modo credibile immagini più dolci e prevedibili con una descrizione di un dolore sfuggente ed oscuro. Non mancano poi riferimenti al quotidiano con forti elementi di critica sociale, con una “Quanti Amici Hai” che non solo diverte per la sua puntuale descrizione della nostra società, ma che trascina con una strofa funk e poi un chorus di matrice classic/hard alla Electric Boys (“Groovus Maximus”, 1992) che in inglese avrebbe fatto sfracelli, e per fortuna in italiano non è affatto da meno. In un contesto nel quale tutti fanno la loro parte, a testimonianza di una formazione che a distanza di trent’anni valeva davvero la pena rimettere insieme, vorrei segnalare la bella prestazione di Leonardo alla voce, non tanto per il bagaglio tecnico ma piuttosto per la sensibilità con la quale il frontman sardo caratterizza ogni brano: più secco e diretto nelle occasioni di maggiore impatto, e più languido nelle canzoni che ti avvolgono piano piano dai lati (“Stupida Utopia”), è anche grazie alla sua personalità, autorevolezza (“Per Te” ne esalta con mestiere tutte le caratteristiche) e misurata duttilità che il disco riesce ad intersecare, comunicare, connettere con tematiche che definire attuali (“Guerra” ed il suo assolo con tapping un po’ retrò) sarebbe perfino riduttivo.
E insomma, quella degli Zero Pelo è indubbiamente una bella storia di amicizia e di musica, che dimostra come sia sempre possibile riprendere un sogno tra le mani, ridargli nuova vita e – in alcuni casi – portarlo addirittura oltre l’ambizione dei suoi confini originali. Sì perchè “Zero Pelo” è anche il nome di un album quadrato e pensato, messo insieme con molta testa e molto cuore, con le radici che affondano in una manciata di brani buoni (“Diverso”), e sui quali si è ulteriormente sviluppato, elaborato, vissuto ed insistito. Dopo alcune uscite meno brillanti provenienti dall’austera terra di Yasmina Pani e Chiara Valentine, il quintetto di Oristano ci regala tre quarti d’ora di musica che ti fa pensare, divertire e stare bene, ed una delle migliori uscite di rock in italiano dai tempi di “Gioco Al Caos” dei Cambio Radicale. Ed era il 2023.

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Etichetta: Autoprodotto Anno: 2026 Tracklist: 01. Intro 02. Zero Pelo 03. Nino e Nina 04. Ora Dopo Ora 05. Quanti Amici Hai 06. Stupida Utopia 07. Intro Guerra 08. Guerra 09. Tutti Uguali 10. Per Te 11. Diverso 12. Punture di Zucchero 13. Quello Che Non Hai 14. Outro Sito Web: facebook.com/people/Zero-Pelo/100094684293489 |
