Starkill – Recensione: Virus Of The Mind

Tour laboriosi ed obblighi non indifferenti non sembrano fermare gli Starkill che, a distanza di un anno appena, tornano più carichi di prima e presentano questo nuovo lavoro discografico dal titolo più che singolare: “Virus Of The Mind”. Rispetto al debutto, questa seconda fatica si presenta meno studiata e più scorrevole, scritta con maggiore spontaneità, quasi di getto, durante il tour in compagnia dei ben più noti Amorphis e Turisas. Durante l’ascolto si notano – e fa dispiacere scriverlo – alcune somiglianze con i gruppi scandinavi più famosi, quali Wintersun, Arch Enemy, Dimmu Borgir e Children Of Bodom, band che il mastermind Parker Jameson ha più volte affermato di ammirare e dalle quali, per sua stessa ammissione, si è sentito spesso influenzato. Al contrario del suo predecessore, qui le influenze di matrice europea sono evidenti ma meno presenti: mentre in “Fires Of Life” si era assistito ad una specie di taglia, copia e incolla delle band sopracitate, in questo più recente lavoro assistiamo a chiare ispirazioni con un indirizzo più personale, dove la componente sinfonica è presente in dosi minori.

L’album è godibile, scorrevole e variegato ed esemplari sono canzoni come “Winter Desolation”, brano che per la prima volta introduce le clean vocals, vera novità di questo nuovo lavoro, “Breaking The Madness”, la titletrack, che in parte sembra voler omaggiare gli Arch Enemy e “Skyward”, brani per il quale l’invito all’acquisto è più che consigliato! Meno convincente è forse il resto del disco, composto da “Before Hope Fades”, primo singolo promozionale ed unico pezzo dell’intero lotto che non convince del tutto, “Into Destiny” e la successiva “God Of This World”, che sembrano virare maggiormente a lidi più death/black, richiamando in parte i Dimmu Borgir, “My Catharsis” e “Convergence”: seppur questa seconda parte risulti meno interessante, l’ascolto procede liscio e l’album si fa ugualmente apprezzare. Nonostante la sua giovanissima età, Parker James dimostra di avere tutte le carte in regola per essere etichettato fra i migliori musicisti dell’ultima decade, essendo in grado di comporre autonomamente tutta la musica, a partire dal più ordinario assolo di chitarra per terminare con la ben più complessa orchestra. Il songwriting è molto efficace, anche se l’unica pecca del virtuoso chitarrista è quella di voler omaggiare troppo spesso Alexi Laiho, ma ciò non va a scalfire la sua bravura tecnica ed organizzativa che, per i suoi soli 24 anni, lo mettono in una posizione di pari merito, e talvolta di superiorità, verso suoi colleghi ben più famosi. Degno di menzione è anche il nuovo e significativo cambio di lineup causato dalla dipartita di Charlie Federici e Mike Buetsch, rispettivamente chitarrista e batterista, prontamente sostituiti dalle validissime new entry Tony Keathley e Shaun Andruchuk, subentrati poco dopo la pubblicazione dell’esordio, e che in questo primo lavoro dimostrano di essere veramente qualificati.

Posto che questa sia una realtà musicale relativamente nuova, gli Starkill nel giro di un anno e mezzo appena sono riusciti a guadagnare ottimi consensi in tutto il mondo e si riconfermano un’ottima band da tenere sott’occhio e da supportare al 100%: non ci resta che aspettare i prossimi appuntamenti dal vivo per poter godere a pieno quest’album in sede live.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Century Media

Anno: 2014

Tracklist:

01. Be Dead Or Die
02. Winter Desolation
03. Breaking The Madness
04. Virus Of The Mind
05. Skyward
06. Before Hope Fades
07. Into Destiny
08. God Of This World
09. My Catharsis
10. Convergence


Sito Web: https://www.facebook.com/StarkillOfficial

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