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Nightwish – Recensione: Vehicle Of Spirit

Dopo il successo planetario dell’ottimo “Endless Forms Most Beautiful“, i Nightwish tornano sul mercato con un nuovo live album. La band finlandese aveva già pagato pegno in passato con “End Of An Era” nel 2006 e più recentemente con “Showtime, Storytime“, ma l’occasione di pubblicare un triplo DVD (anche in versione doppio Blu-Ray) era davvero ghiotta e, con l’appoggio della potenza Nuclear Blast, ecco arrivare nei negozi “Vehicle Of Spirit“. La band finlandese ci propone due show completi, uno tenutosi alla Wembley Arena di Londra e l’altro al Ratina Stadion di Tempere, oltre ad alcuni brani registrati in giro per il globo ed in diverse location a chiudere il terzo dischetto bonus.

Il risultato è davvero strabiliante, sia a livello esecutivo sia emotivo, per non parlare di un supporto tecnico di telecamere, che ci permette di godere appieno della prova dei Nightiwsh in concerto. Ovviamente, come era prevedibile, per evitare un copia e incolla con “Showtime, Storytime”, messo sul mercato per sfruttare l’onda lunga dell’arrivo dietro al microfono di Floor Jansen, “Vehicle Of Spirit” si concentra soprattutto sull’ultimo lavoro in studio, dal quale sono estratti almeno sei, sette song in ogni show. L’inizio, infatti è affidato all’accoppiata “Shudder Before the Beautiful” e “Yours Is an Empty Hope” in cui spiccano le tastiere del leader Holopainen ed una Jansen assoluta protagonista sul palco, con un range vocale da far spavento, per ricchezza di sfumature, intensità di interpretazione e carisma. Non mancano le grandi hit del passato dei nostri, come la mitica “Ever Dream” e la sempreverde “Stargazers“, suonate con la giusta freschezza, così come non viene dimenticato il cinematografico “Imaginaerum”, qui rappresentato da “Storytime”, “I Want My Tears Back” e “Last Ride of the Day”, che sembrano acquistare punti in queste versioni dal vivo. Tutti bravi quindi, ma un plauso particolare va al polistrumentista Troy Donockley, che con la sua presenza su palco permette ai Nightwish di risultare molto particolari nelle sfumature, come nel singolone “Elan“, che, pur radiofonico nelle melodie, mantiene una classe di livello superiore. Il pubblico, neanche a dirlo, è totalmente in visibilio ed ammaliato dalla caratura dei nostri e si lascia catturare in ogni coro, in ogni parte strumentale, in ogni passagio orchestrale, di cui sono piene zeppe le song. Su tutti giganteggia (e non è un eufemismo) la valchiria Floor, che conferma, come se ce ne fosse stato ancora bisogno, la bontà della scelta della band, per la sostituzione della mai dimenticata Tarja e della, invece, più criticata Olzon.

Entrambi i concerti si chiudono con l’ambiziosa “The Greatest Show on Earth“, che nonostante  la propria lunghezza, non fa calare la tensione e l’attenzione dei fans nemmeno per un secondo, anzi, porta ad un crescendo finale degno di un’opera sinfonica. Alla fine applausi scroscianti per i Nighwish, che sono ancora nel pieno del proprio splendore artistico, e che, se in studio provano ad esplorare nuove strade pur mantenendo un appel da band mainstream, dal vivo dimostrano ancora una volta di essere un rullo compressore, che a livello internazionale ha pochi eguali.

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