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I Am Heresy – Recensione: Thy Will

Secondo capitolo per l’ancora breve carriera degli I Am Heresy, nuova creatura ideata nel 2011 da Nathan Gray. Il frontman dei Boysetsfire parte dall’hardcore della sua band madre per modellare un suono più cupo e cattivo, che si spinge nei territori del metalcore per arrivare a lambire con la propria proposta anche il death e numerosi altri sotto-generi. Il risultato è gradevole nella sua varietà a livello compositivo, ma non si spinge fino in fondo nel dichiarato intento di Gray di produrre qualcosa di veramente più oscuro e violento rispetto ai suoi standard: le continue e prevedibili aperture melodiche, alternate a non sempre azzeccate sfuriate deathcore, rendono “Thy Will” troppo simile a tanti altri dischi usciti negli ultimi anni.

Le iniziali “Rahabah” e “Our Father” sono pezzi rumorosi e potenti dall’inizio alla fine, in linea coi canoni della fascia più estrema del metalcore, ma la successiva “March Of Black Earth”, pur se abbastanza coinvolgente, cede già alle melodie di facile presa e al mainstream. Le brevi e scatenate “Year Zero In The Temple Of Fire” e “Destruction Anthems” sono tracce hardcore a tutti gli effetti, mentre la doppietta “Thy Will I” e “II” introduce prima un’atmosfera da ballad acustica, quindi un andamento veloce e diretto, quasi da death scandinavo. Anche la successiva “Blasphemy Incarnate” suona tanto In Flames: è però con l’anthemica “As We Break”, retorica e stucchevole con il suo ritornello da metal per teen-agers in pieno stile We Came As Romans, che le bellicose intenzioni di Nathan Gray vengono definitivamente smentite. La ballata western “Alarm” spiazza con la sua sola presenza, al pari della malinconica e ben poco estrema “Seven Wolves And The Daughters Of Apocalypse”; “Devour” e “Throw Wide The Gates” tornano quanto meno a picchiare duro, le conclusive “Hinnon I” e “II” ripetono invece pedissequamente lo schema proposto nella precedente canzone in due parti, ovvero un’introduzione dominata dalle chitarre acustiche cui fa seguito un brano tirato e immediato.

Se gli I Am Heresy dovevano rappresentare la valvola di sfogo per gli istinti più estremi di Nathan Gray, possiamo constatare come il cantante americano si accontenti di poco. “Thy Will” è essenzialmente un discreto album di metalcore, apprezzabile nel suo spaziare tra numerose e diverse influenze. Peccato che le composizioni sfocino solo saltuariamente nel “rumore oscuro e violento” per cui Gray ha dichiarato amore in sala stampa: la mancanza di coraggio e lo scollamento tra idee di partenza e risultato ottenuto rendono il secondo platter della band un lavoro che sa di incompiuto e ancora lontano dalla maturità.

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