Falloch – Recensione: This Island, Our Funeral

Gli scozzesi Falloch sono senza dubbio una delle realtà più interessanti del rooster di Candlelight. Giunti con “This Island, Our Funeral” alla seconda prova sulla lunga distanza, i nostri si spogliano delle derivazioni estreme (pur tenui) del debut “Where Distant Spirits Remain”, per abbracciare completamente un sound sui generis, per molti aspetti bucolico e sfuggente, ideale compagno del sostrato lirico che esplora la bellezza della natura in rapporto all’essere umano.

Nati inizialmente come un two-piece, oggi i Falloch sono una band a tutti gli effetti e la line-up annovera fra gli altri il bravissimo vocalist Tony Dunn, pregevole interprete dal tono versatile che si prodiga in un growl intenso e talvolta un pulito acuto, a ricordare un performer di metal classico. Ma l’essenza dei Falloch non si esaurisce qui. Se dovessimo trovare termini di paragone potremmo citare gli Agalloch, i Fen, alcune cose degli Alcest e, perché no, persino i Sigur Ròs, richiamati nelle atmosfere acustiche e post rock diluite nell’ascolto.

“This Island, Our Funeral” risveglia infatti alcune tentazioni dream pop nella sua accessibilità, che deve essere intesa come piacevolezza dell’ascolto e non mancanza di idee. I brani scorrono e lasciano una forte sensazione di malinconia e romanticismo, da vedersi in ritmi lenti dettati da tappeti di riff e una sezione ritmica doomish che si spezzano lungo dei passaggi acustici intensi e ricchi di atmosfera, forieri di una vena folk che si unisce all’economia del sound.

Parlano bene episodi come “For Life” e “I Shall Build Mountains”, che al di là del loro incedere grave e rallentato, introducono melodie affascinanti e di presa, memori di un retaggio popolare che sposa le sonorità moderne del gruppo. Un lavoro che convince sotto molti punti di vista, la band possiede indubbiamente delle qualità e un song-writing particolare, speriamo che continuino su questa strada.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Candlelight Records

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Tòrradh
02.  For Life
03.  For Ùir
04.  Brahan
05.  -
06.  I Shall Build Mountains
07.  Sanctuary


Sito Web: http://www.falloch.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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  1. Silvia Metallara

    Mi piace molto, a me ricorda gli Anathema di quando erano più grintosi (ho ascoltato l’ultimo album e gli Anathema si sono parecchio ammosciati)

    Reply

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