Agalloch – Recensione: The Serpent And The Sphere

Sono passati quattro anni dal superbo “Marrow Of The Spirit” (la recensione) e ritroviamo con piacere gli americani Agalloch, entità foriera di un sound caratteristico e sopra le righe che in quasi vent’anni di carriera ha saputo evolversi senza rinunciare alla propria dimensione magico-pagana, né al misticismo delle liriche.

Se “Marrow Of The Spirit” e soprattutto l’Ep “Faustian Echoes” (la recensione), uscito nel 2012, hanno visto l’ensemble di Portland fare pace con la componente metal primigenia, il nuovo “The Serpent And The Sphere” (che potete ascoltare QUI in anteprima) segue inevitabilmente lo stesso sentiero, rafforzando la matrice black e riducendo ulteriormente la durata dei brani.

Con questo non mancano ovviamente i suoni diluiti e la facciata doomish dell’album è ben salda, ma i nuovi episodi sono più condensati e diretti. Molto è il suonato in “The Serpent And The Sphere” e le melodie di scuola post rock sono indispensabili alla varietà di ogni singolo brano. Lo screaming spesso quieto e acido di John Haughm diventa più un accompagnamento dei paesaggi filosofico/ritualistici che popolano il disco.

Dando un’occhiata alla tracklist, notiamo come dopo il brano “Birth And Death Of The Pillars Of Creation”, suite che funge da genesi nella sua molteplicità musicale, il corpo dell’album è metaforicamente contenuto tra la testa e la coda del serpente, due momenti ricchi di psichedelia e parentesi acustiche che vanno idealmente ad avviare e concludere l’opera. Al centro il cuore, altra divagazione strumentale che chiama in causa spazi siderali vagamente floydiani. La fantasia degli Agalloch e il loro bagaglio di sapere emerge con la consueta eleganza, dai momenti soffocanti e vicini al black di “The Astral Dialogue” alla versatilità di una composizione come “Plateau Of The Ages”, fuorviante nelle parti acustiche e nelle sue cupe percussioni.

Il rigore e la crepuscolarità di “Dark Matter Gods”, con tanto di fumosi accenni bluesy e la graffiante anima black di “Vales Beyond Dimension”, sono altre testimonianze del valore del platter. Gli Agalloch dimostrano dunque la consueta creatività e il rifiuto di confini compositivi.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Eisenwald / Audioglobe

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Birth And Death Of The Pillars Of Creation
02.  (Serpens Caput)
03.  The Astral Dialogue
04.  Dark Matter Gods
05.  Celestial Effigy
06.  Cor Serpentis (The Sphere)
07.  Vales Beyond Dimension
08.  Plateau Of The Ages
09.  (Serpens Cauda)


Sito Web: http://www.agalloch.org/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. steinklang

    Album ieratico, denso e sicuramente meno immediato dei predecessori, “The Serpent & the Sphere” è un disco/narrazione dalle forme uroboriche, che unisce la spontanea spiritualità naturale e pagana degli esordi a speculazioni filosofiche sempre più complesse (cfr. “Faustian Echoes”). Un’opera dal gusto personale, dall’identità ben definita e, non ultimo, caratterizzata da una non indifferente longevità…

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