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Slayer – Recensione: The Repentless Killogy, Live At the Forum in Inglewood

Un amico di lunga data che se ne va, l’ultimo saluto che conclude un solido legame. Anni passati gomito a gomito, come un rapporto simbiotico, dove l’uno non può fare a meno dell’altro. Fan e band, legame inscindibile che ha portato gli Slayer a sfiorare il 2020.

Partiti con niente in mano, si sono ritrovati a reggere da soli un genere (thrash metal, what else?) in tempi di vacche magre, sbagliando e venendo sbattuti dalle tante maree.

Ma loro niente, inamovibili, cocciuti, determinati. Unico caposaldo per molti, vecchi bacucchi per altri. Dov’è la verità? Ottima domanda, con una risposta probabilmente nei solchi dell’ultimo live dei nostri, con Inglewood a delirare di passione per il quartetto californiano. Una scaletta tra passato e presente, con Tom Araya a ringhiare (la voce in difficoltà più di una volta…) da “The Antichrist” a “Disciple” fino alle ultime canzoni estratte da “Repentless”.

Classici tutti presenti, con una setlist praticamente perfetta dall’inizio alla fine del disco. Una testimonianza concreta di come e quanto una band possa essere ancora oggi lì avanti a tutti a trainare la carretta di metallo. Chi raccoglierà il testimone? Chi si assumerà l’onere di reggere lo scettro fatto cadere (Forse? Chissà? Le ultime parole de manager dei nostri non sono state molto chiare… leggi qui) da questo quartetto allargato?

Chi c’è oggi, nell’anno del Signore 2019, a reggere l’impatto di una folla superiore alla capienza di un locale medio/grande? E non parlo di band storiche, ma di ipotetiche nuove leve pronte a decollare verso uno stardom ad oggi lontanissimo per le “verdi” (o anche usate con parsimonia) generazioni.

Sgraziato, con suoni discutili (dio mio, ma che brutto suono la batteria) ma perfetto ed efficace. La testimonianza di una band che nonostante tutto è riuscita a rimanere ben piantata con i piedi nel presente. Critiche, tragedie, separazioni e tanto altro per una band che ha saputo unire più generazioni di metallari.

Un buon live? Dipende. Preziosa testimonianza storica di una band durante gli ultimi live? Certamente sì.

Voglio usare le parole di Tom Araya, quelle del concerto dello scorso anno di Milano, quando da solo con un solo faro ad illuminarlo disse ai tantissimi presenti (ed idealmente a tutti i fan) “Mille grazie, thank you, mi mancherete”.

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