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Infestus – Recensione: The Reflecting Void

“The Reflecting Void” (i dettagli) vede il ritorno sul mercato discografico dei tedeschi Infestus, one man band appartenente al panorama depressive black metal personificata da Adras, vocalist e multi strumentista. Seguendo il percorso saldamente tracciato dalle release precedenti e in particolare da “E x | I s t” (la recensione), “The Reflecting Void” (che potete ascoltare per intero QUI) è una sorta di viaggio concettuale nel malessere che deriva dall’esistenza e nel dolore dell’essere umano.

L’album riflette pienamente i crismi del filone sopra menzionato e non aggiunge nulla ad esso, questo è vero, ma bisogna riconoscere come l’ascolto sia scorrevole e risponda pienamente alle esigenze di sfogo del master mind attraverso un black metal melodico e ricercato dove l’aggressività lascia sovente spazio a passaggi sognanti ed eterei, pregni di malinconia. I termini di paragone possono essere visti negli Xasthur e in parte negli Shining, sebbene non vi siano i picchi di imprevedibilità degli svedesi.

Il disco procede comunque senza cali di tensione, benché le tracce siano prive di alchimie particolari. L’espressiva voce di Adras, dalla quale si evince sofferenza ed estrema convinzione nel progetto, si adagia lungo dei brani tecnicamente molto validi, in cui si susseguono melodie ariose scandite da arpeggi e tastiere ed accelerazioni abrasive che si gettano nei meandri di un black oscuro e nichilista. Sono un ottimo esempio l’opener “A Dying Dream”, la dinamica “Constant Soul Corrosion” (dove entrano gli archi nel finale) e la drammatica “Inner Reflexion”.

Senza dunque dare scossoni al sostrato sonoro e lirico che anima Adras da un decennio, “The Reflecting Void” si rivela un ascolto completo ed ottimo rappresentante dei canoni espressivi del genere di appartenenza.

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