Lynch Mob – Recensione: The Final Ride

Sono passati poco meno di sei mesi dalla nostra recensione di “Dancing With The Devil”, l’album che – nelle intenzioni di George Lynch – conclude l’esperienza in studio dei Lynch Mob, ed ecco che dalla band americana arriva una seconda ultima volta, questa volta circoscritta agli album registrati dal vivo. Presentato in una moltitudine di formati, “The Final Ride” promette infatti di essere l’ultimo live della formazione fondata nel 1989 dall’ex chitarrista dei Dokken insieme al batterista Mick Brown, e subito balzata all’onore delle cronache rock per un debutto di qualità come “Wicked Sensation”. Poco fortunati sia dal punto di vista del tempismo (alternative e grunge sarebbero esplosi nel giro di poco) che della stabilità di formazione (con una lista di ex componenti che supera agevolmente le trenta unità), anche a causa di scelte stilistiche ondivaghe che avrebbero continuamente attratto nuovi fan facendone al contempo perdere molti altri, i Lynch Mob hanno percorso un cammino lungo e travagliato, durante il quale hanno tuttavia pubblicato nove lavori e raggiunto occasionali picchi – come il quarto posto nelle classifiche di hard rock statunitensi agguantato da “The Brotherhood” nel 2017 – e provato a lasciare un’impronta con il recente sostegno di un’etichetta italiana come Frontiers.

Composto da dodici tracce, per un generoso totale di quasi un’ora ed un quarto di musica, “The Final Ride” vede all’opera un quartetto completato da Gabriel Colon alla voce, Jaron Gulino al basso e Jimmy D’Anda alla batteria, e si presenta con una “Lightning Strikes Again” di impatto poco raffinato ma decisamente heavy. Nonostante lo strombazzato lavoro in console di Chuck Alkazian ai Pearl Sound Studios, il suono è grezzo ed immediato, l’assalto piacevolmente furioso, la temperatura del live catturata (bene) e riproposta nella sua versione più avvolgente, dimensionale ed autentica. Complice la solida presenza del cantante di Porto Rico, unitosi alla band nel 2022, la performance è sicuramente ispirata, il suono esplosivo, la batteria dell’ex drummer dei BulletBoys di quelle che non hanno alcuna intenzione di fare da spettatrici, e che il mixing del disco asseconda ed accontenta volentieri. Con il basso e le chitarre spesso ed a sorpresa sacrificati, valutazione che è possibile compiere grazie all’invio – da parte di Frontiers – di un file di qualità finalmente accettabile (che abbiano ascoltato le nostre continue lamentele?), il disco possiede un bell’impatto, un drive ammiccante e consistente (“No Good”) che compensa, o meglio completa, un materiale di partenza che nelle intenzioni degli americani ha inseguito prevalentemente l’attitudine ed il divertimento.

Se proprio si vuole imputare un peccato originale a questo disco, ed alla produzione dei Lynch Mob in generale, questo va forse ricercato in un songwriting che non ha mai aspirato ad essere particolarmente longevo, profondo, ricercato. Il loro è stato sempre un rock da intrattenimento ed abbandono (cose perfettamente orecchiabili e ripetitive come “Time After Time”), fruibile nell’immediato e nostalgicamente ancorato alla discografia dei Dokken, non sempre a suo agio con gli anni e le mode che passavano. Un fattore evidenziato, del resto, da vendite e posizioni in classifica mai particolarmente esaltanti, ma sufficienti a garantire tour, contratti, collaborazioni importanti ed una – benchè travagliata – illusione di continuità. E’ anche per questo motivo che, al di là di alcuni episodi nei quali l’affiatamento tra i membri della band raggiunge livelli superiori alla media (“Caught Up” suona molto coesa, ad esempio), in “The Final Ride” non vi sono momenti così speciali o roventi da segnalare, nè segmenti nei quali l’interazione con il pubblico raggiunge livelli degni di nota. L’immagine che prevale è piuttosto quella di un quartetto concentrato nel dare tecnicamente il meglio di se stesso, soprattutto nel corso di brani-pilastro come “Hell Child”, consapevole che questo album dovrà diventare una sorta di testamento artistico, di atto finale, di tributo che nel completist bundle offerto da Frontiers comprende BluRay, doppio CD, doppio vinile, test pressing e t-shirt, una presentazione opulenta che in qualche modo rappresenta l’impegno promozionale che l’etichetta napoletana ha garantito a Lynch ed alla sua ultima (?) impresa.

Pur evidenziando i limiti narrativi del suo materiale di partenza, “The Final Ride” è un live solido al di là di ogni ragionevole dubbio (che gli echi garlaschiani sono arrivati anche in redazione), suonato con evidente convinzione (bello ed incisivo il basso nell’ipnotica “Let The Music Be Your Master”, mentre la batteria pesta forte in “Paris Is Burning”) ed in grado di assolvere con professionalità al suo principale compito. Quello di consegnare ai posteri la migliore memoria di una realtà non sempre fortunata, non sempre al passo e non sempre in equilibrio, ma che sul palco ha sempre saputo il fatto suo, con una sconfinata dedizione alla causa dell’hard della quale questo disco costituisce un’ulteriore, definitiva testimonianza.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2026

Tracklist: 01. Lightning Strikes Again 02. River Of Love 03. No Good 04. Caught Up 05. Hell Child 06. Let The Music Be Your Master 07. Time After Time 08. Paris Is Burning 09. Rain 10. Street Fighting Man 11. It's Not Love 12. Wicked Sensation
Sito Web: facebook.com/LynchMobBand

Marco Soprani

view all posts

Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi