Sieges Even – Recensione: Sophisticated

Un primo album all’insegna del techno thrash più intransigente (“Lifecycle”, 1988), una lieve correzione di tirò su “Steps” del 1990 ed una svolta netta dalle parti del progressive rock di Rush et similia con “A Sense Of Change” del 1991 il tutto sempre condito da un tasso tecnico di livello assoluto.Come affrontare quindi il mercato dei rimanenti anni ’90, soprattutto dopo la defezione del compositore Markus Steffen?

I Sieges Even la buttarono sulla commistione di generi, su una miscela fatta di hard rock, prog, funky e fusion grazie all’apporto di un vero asso della sei corde come Wolfgang Zenk  non incontrando purtroppo il successo che avrebbe meritato questo “Sophisticated” (così come il successivo “Uneven”); due album non particolarmente graditi dai fratelli Holzwarth a distanza di anni (per le pessime relazioni interpersonali con gli altri membri del gruppo come ci raccontarono in sede d’intervista) ma che sono vera goduria sia per chi ama la tecnica ma anche per chi apprezza le linee vocali ricercate ma melodiche.

Prodotto e masterizzato da Charlie Bauerfeind “Sophisticated” è un album quasi incatalogabile ma che non si vorrebbe mai smettere di ascoltare grazie alla sua densità di contenuti e sorprese. La spinta della batteria di Alex Holzwarth su “Reporter” è irrefrenabile con la voce di Greg Keller che deve destreggiarsi su partiture mai lineari; le parti solistiche di tutti i pezzi sono incredibili (citiamo solo come esempio “Trouble Talker”, una canzone che si calma solo nel finale dopo una serie di scorribande strumentali).

“Middle Course” ricorda lo stile dell’album precedente (che abbiamo brevemente descritto nella prima parte del nostro speciale dedicato al prog delle annate 1991/1993); anche “Dreamer” è più riflessiva anche se tenta una cosa nuova per i Sieges Even, vale a dire un refrain orecchiabile, una sorta di singolo (anche se i tedeschi nella parte centrale rifuggono ogni banalità di tipo commerciale). “As The World Moves On” è guidata dallo slapping di Oliver Holzwarth mentre lo stile chitarristico di Zenk (che possiamo apprezzare anche sui lavori dei “suoi” 7For4) potrebbe ricordare un azzardato mix tra Nuno Bettencourt e Tommy Vetterli pur espandendo il proprio playing ad altre tecniche.

“Wintertime” è in questo senso esemplificativa del carattere progressivo dei Sieges Even nel 1995; geniale la ripresa antitetica dello standard jazz “Summertime” (composto da Gershwin ma portato al successo da Billie Holiday, Louis Armstrong e Ella Fitzgerald) cambiando il testo in “…and the living is not easy”! Citiamo prima di chiudere lo splendido riff di “War” per una canzone più cupa e heavy rispetto al resto del lotto prima del finale di “Sophisticated” ancora all’insegna del funk prog più sfrenato delle rimanenti due tracce.

La QuiXote Music ha ristampato questo CD ed il suo successore una decina d’anni fa e magari potreste avere la fortuna di trovarne ancora delle copie disponibili perché stiamo parlando di una delle perle underground degli anni ’90, assolutamente da possedere.

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Etichetta: Under Siege / Semaphore

Anno: 1995

Tracklist: 01. Reporter 02. Trouble Talker 03. Middle Course 04. Sophisticated 05. Dreamer 06. As The World Moves On 07. Wintertime 08. Water The Barren Tree 09. War 10. Fatal 11. The More The Less

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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