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Septycal Gorge – Recensione: Scourge Of The Formless Breed

Scourge Of The Formless Breed

Quando una band raggiunge non solo la maturità musicale, ma una maturità intellettuale non può che nascere un capolavoro. Questo è accaduto ai Septycal Gorge con la loro terza creatura “Scourge Of The Formless Breed”. Il combo piemontese è riuscito ad arrivare al mix perfetto di tecnica e brutalità, il tutto legato ed accompagnato da un unico concetto di base del quale parleremo tra qualche riga. Ad un ascolto superficiale questo legame intrinseco tra le varie tracce potrebbe sfuggire, e nemmeno a tutti potrebbe interessare ciò che sta alla base di un cd estremo, ma se un disco oltre che a picchiare brutalmente ci dice anche qualcosa un ascolto più attento potrebbe meritarlo.

Virtualmente suddiviso in tre capitoli, ognuno formato da tre traccie, viene sviscerato il concetto di origine o creazione dell’universo caro alla cosmogonia in una visione nichilistica/distruttiva della stessa. Noi distruggiamo il mondo, la natura si ribella distruggendo, anche Dio è un anti eroe, un personaggio distruttivo. Questo è un piccolo riassunto della rilettura in chiave estrema e contemporanea che i Septycal Gorge fanno di una diatriba scientifico/filosofica/religiosa esistente da secoli. Ebbene si, il brutal death non parla solo di corpi squartati e maciullati, è ora di rendersene conto: si può raccontare altro. Qui l’ispirazione sono vati e letterati come Leopardi, Ungaretti, Blake tanto per citarne alcuni. 

Tralasciando il legame concettuale, le parole che si ripetono nei vari testi e le corrispondenze che si possono trovare, l’album rivela una formazione in grande forma, dove tutti i meccanismi lavorano alla perfezione. Bellissimi riff, evocativi ed atmosferici, come in “Slaughter Conceived”  “Deeds Of Eternity” vengono supportati da un drumming magistrale, una vera macchina da blast beat; come una macchina da gorgheggi catacombali si conferma Mariano. Essendo un cd molto organico ed equilibrato, è difficile poter segnalare una canzone che spicca più di altre. Se una cernita si deve fare: “Anabasis Paralysis”“Coil Of Nothingness” insieme alla mazzata inziale “Living Torment Of The Sleeping God” sono un surplus di brutalità per un cd che già ne aveva fatto il pieno con i due capitoli “No Spawn No Reign (Sons of Enoch Pt.1)” e “Breed Of The Rejected (Sons Of Enoch Pt.2)”.

“Scourge Of The Formless Breed” è da annoverarsi tra le migliori uscite estreme dell’anno; se vi è rimasta una briciola di orgoglio nazionale, questo disco è qualcosa di cui andare fieri e da avere sempre nel proprio lettore.

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