Sabbath Assembly – Recensione: Sabbath Assembly

A poco più di un anno da “Quaternity”, i Sabbath Assembly di Dave Nuss e Jamie Myers tornano sul mercato discografico con un nuovo album che porta il nome della band, segnale di un cambiamento tanto a livello musicale quanto lirico. Smesse le vesti psychedelic/folk delle precedenti release, i Sabbath Assembly optano per un sound ben più heavy che in passato, sorta di trait d’union tra hard rock e doom metal che seguita ad affondare le proprie radici negli anni’70 e ’80.

Ciò che cambia è l’approccio: le chitarre sono molto più presenti e graffiano, facendo sì che il gruppo accantoni del tutto il corpo acustico a cui ci aveva abituati. Una sezione ritmica usuale, composta da batteria e basso guida le sorti dei brani, su tutto splende la voce versatile di Jamie Myers. Inoltre, chi segue il gruppo lo ricorderà legato ai concetti della Process Church Of The Final Judgment, a sua volta promotrice di una tetralogia divina che pone Gesù Cristo (l’Unità) sopra le figure di Satana (Amore), Dio (Forza) e Lucifero (Luce). Dopo quattro album concepiti ciascuno come una sorta di canto liturgico della Chiesa, “Sabbath Assembly” sposta il suo panorama lirico verso la tematica dell’incarnazione. Il panorama occulto rimane tale, ma gli americani si concentrano su argomenti di carattere fisico, da cui (plausibile), la necessità di esprimersi attraverso un suono più pesante e terreno piuttosto che spirituale.

“Sabbath Assembly” è un disco affascinante e anch’esso accostabile all’ormai noto panorama “vintage rock” che sempre più sta facendo proseliti. Resta un doom sabbathiano di fondo, ma il gruppo non dimentica di mostrare i muscoli elettrificando il sound, trovando termini di paragone in altri acts di heavy doom americano (Slough Feg e Hammers Of Misfortune – dove peraltro ha militato la stessa Jamie – ad esempio). Lo mette in chiaro già l’opener “Risen From Below”, granitica e dal feeling misterioso e nella successiva “Confessing A Murder”, la band velocizza il sound, infilando un brano arcigno. “The Fiery Angel Of Desire” è introdotto da arpeggi di derivazione classic metal e apre a “Ave Satanas”, pezzo atmosferico e notturno dove sale sugli scudi l’interpretazione della brava Jamie.

L’ascolto va detto, non sempre funziona per il meglio e a volte si avvertono dei momenti ripetitivi, giustificabili forse dal non essere ancora del tutto abituati alle vesti inedite. Infatti, la parte finale dell’album, con in particolare “Sharp Edge Of The Earth”, risveglia alcuni caratteri acustici e liturgici che vanno ad accostarsi alla nuova natura doom, lasciando intravedere una possibile ipotesi di ulteriore evoluzione. Al momento un disco gradevole che senza pretese di eccellenza si allinea al livello qualitativo delle release passate. Chi conosce la band non abbia timori.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Svart Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Risen From Below
02. Confessing A Murder
03. Burn Me (I Thirst For Fire)
04. Only You
05. The Fiery Angel Of Desire
06. Ave Satanas
07. Sharp Edge Of The Earth
08. Apparition Of The Revolution
09. Shadows Of Emptiness


Sito Web: http://www.sabbathassembly.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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