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Centinex – Recensione: Redeeming Filth

Mancavano da quasi dieci anni, ma alla fine anche i Centinex, raggruppati attorno alla figura del leader storico Martin Schulman, fanno il loro immancabile ritorno sulle scene. Non sappiamo quanti in effetti ne sentissero la mancanza, visto che il gruppo non ha mai raggiunto davvero il livello di interesse attirato da molte altre band svedesi, ma in ogni caso poterli riascoltare con un nuovo lavoro di buona qualità fa comunque piacere.

Fin dall’incipit di “When Bodies Are Deformed” si capisce dove i nuovi Centinex vogliono andare a parare, ovvero nella più classica rilettura degli standard old school, con una altrettanto evidente preferenza per il riffing diretto e il suono bello grasso tipico della prima ondata swedish (Entombed su tutti). Si tratta certamente di un bagaglio artistico che fa parte della storia personale di Schulman (come dimostrano anche i Diabolical, band nata sulle ceneri dei vecchi Centinex), ma che forse mai si era concretizzato in una così convinta adesione agli stilemi della prima ora.

Reedming Filth” potrebbe in effetti essere tranquillamente uscito a ruota del debutto “Subconscious Lobotomy”, a voi decidere se questo sia un pregio o un difetto. Per quanto ci riguarda la band svolge un lavoro eccellente sia per ciò che concerne la forma, con una lettura perfetta delle caratteristiche di suono necessarie, sia nella composizione, visto che ognuna dell song riesce nell’intento di regalare una piccola emozione.

Ci sono tutte le tipicità del sound old school: dal groove travolgente di “Moist Purple Skin” (il lyric video), alla velocità di “Bloodraze”, al taglio rock oriented di “Eyes Socket Empty”, fino alla più classica influenza doom disseminata in molti stacchi e rallentamenti, come in “Unrestrained” e all’inizio della stessa “Bloodraze”.

Impossibile aspettarsi qualcosa di diverso, ma per i più tradizionalisti amanti del death metal questa nuova uscita marchiata Centinex è da acquistare ad occhi chiusi.

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