E sono 21.
Il nuovo “Pre-Historic metal“, edito su Peaceville, è la ventunesima fatica dei Darkthrone.
Nocturno Culto e Fenriz, al pari della loro creatura artistica, sono ormai entrati nella leggenda e se il black metal esiste, non solo quello prettamente scandinavo, lo si deve a loro e a pochi altri come i Mahyem. A differenza di tutti i gruppi black ancora attivi, i nostri non hanno mai voluto affiancare un’attività live dove promuovere le loro opere e questo li ha resi ancora più misteriosi, particolari e, se vogliamo, iconici.
Parliamo di questo nuovo album, accompagnato da una copertina alquanto bizzarra con tanto di forcone. Un buon disco? Direi di sì, perché non si può pretendere un “A Blaze in the Northern Sky” 2.0 nel 2026. Sono passati 34 anni da quel capolavoro di gelida arte e i tempi, anche volendolo, non tornano più per nessuno. Ciononostante quel sentore di oscurità e di male galleggiante ci sono sempre, con richiami continui a coloro che li hanno influenzati all’inizio della loro carriera: i Venom, gli imprescindibili Bathory e gli Hellhammer. Quindi, nulla di nuovo, ma i Darkthrone sono e devono essere questi.
E i pezzi? Nei circa 40 minuti dell’album, alcuni sono ben riusciti altri magari un po’ meno…
“Siberian Thiaw” sembra suonata alla chitarra da Iommi tanto che a un certo punto mi sembrava di sentire in alcuni momenti un rifacimento di Children of the Grave.
“They Found One of My Graves” ha un riff accattivante che rende il pezzo molto buono e che ricorda il Re Diamante.
Anche la title-track non sfigura, con un incedere rombante e a tratti con una giusta dose di “furia” ma dove comunque c’è un giusto dosaggio fra riffing puro e passaggi puramente black con momenti un po’ più lenti.
Altri pezzi, tipo “The Dry Wells of Hell” ha un riff portante molto “grezzo” e voce che ricorda un non so che di punk (Killing Joke?), mentre “Eat Eat Eat Your Pride” sembra richiamare qualcosa dei Motorhead con una voce incatramata da stecche di Marlboro.
Il lato più maligno del disco però affiora nella strumentale “So I Marched to the Sunken Empire“, un pezzo che ha una melodia portante che sfocia quasi in un mood inquietante e opprimente.
Il ritorno alla voce di Fenriz può essere visto come un punto distintivo rispetto ad altri dischi dei nostri. Nocturno Culto dietro al microfono ha firmato capolavori dei Darkthrone, Fenriz è diverso come timbrica
Va a gusti, io preferisco Nocturno Culto.
Per chi considera i nostri come un gruppo “feticcio” , anche questo sarà un album da avere a tutti i costi.
Per chi non li ha mai amati o ha amato alla follia i loro primi album, non sarà questa nuova fatica a farvi riavvicinare al duo norvegese, anche se rispetto alle ultime produzioni, “Pre-Historic Metal” si erge fra le migliori
Personalmente, se ho voglia di roba maligna e gelida che permei i miei ascolti e le mie giornate, mi riascolto “A blaze…”, “Under a Funeral Moon” “Panzerfaust” e “Transilvanian Hunger” (in questo preciso ordine), perché, in questo ultimo disco, di metal ce n’è tanto, di black, tutto sommato, poco.

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Etichetta: Peaceville Recorda Anno: 2026 Tracklist: 01. They Found One Of My Graves 02. Pre-Historic Metal 03. Siberian Thaw 04. Deeply Rooted 05. The Dry Wells Of Hell 06. So I Marched To The Sunken Empire 07. Eat Eat Eat Your Pride 08. Eon 4 Sito Web: https://www.facebook.com/share/14dpH2idVDR/ |
