Metallus.it

Beheaded – Recensione: Perpetual Mockery

Perpetual Mockery

“Perpetual Mockery” primo disco dei maltesi Beheaded sembra lontano anni luce dal sound raggiunto con “Never To Down”. Benché ancora influenzati fortemente dal death old school, qui si scorgono nemmeno troppo difficilmente riferimenti a band come Cannibal CorpseSuffocation Morbid Angel, nonché al death di stampo scandinavo e al black. Le canzoni sono già di ottima fattura, ma il sound, siamo nel 1998, risulta quanto mai seminale e diretto. Riff marziali ed evocativi, assoli, una batteria più basilare, non ancora legata in modo indissolubile a quella tecnica chiamata blast beat sono il materiale alla base di questo cd. Molto groove e cattiveria, una sensazione di oppressione costante è quello che ci viene trasmesso dalle dieci tracce che compongono l’album. C’è spazio anche per qualche richiamo carcassiano come in “Inborn Lust”, o alla fine di “Subconscious Deliverance”; anche il fantasma dei Death si fa sentire ad esempio in “Void Of Empathy”. Un mix variegato e  ancora rudimentale del meglio in circolazione all’epoca, ma non per questo poco efficace, anzi il disco coinvolge parecchio. Il suono della registrazione è sporco, come quello di molte band underground del tempo, ma i prodromi di quello che poi sentiremo in “Recounts of Disembodiment” sono presenti. Per non farsi mancare nulla, i nostri inseriscono anche una suggestiva traccia strumentale: “Ethereal Passages”. Come suggestiva è “Vae Victus (Prayer for the Vanquished)” che insieme a “Souldead”, ci fanno viaggiare per le desolate e fredde lande del nord. A chiudere il primo capitolo della saga Beheaded ci pensa la furia di “Suffer In Silence”.

“Perpetual Mockery” è un piccolo scrigno da aprire per farsi trascinare indietro nel tempo, dove tutto, anche il metal estremo, era più genuino.

Exit mobile version