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Aeonsgate – Recensione: Pentalpha

L’etichetta tedesca The Church Within licenzia “Pentalpha”, opera prima della doom metal band Aeonsgate. Un’uscita ben poco pubblicizzata, con il conseguente rischio di passare in sordina nonostante la buona qualità del lavoro e soprattutto per la natura di “supergruppo” dell’ensemble in questione.

Gli Aeonsgate annoverano infatti tra le proprie fila alcuni validi esponenti della scena metal internazionale, tra cui spiccano i nomi del vocalist Mats Levén (Candlemass, Therion, Krux, Malmsteen) e del batterista Marco Minnemann (Ephel Duat, Kreator). A completare la line-up troviamo il chitarrista spagnolo Jordix e il bassista americano Joseph Diaz (già session per i Jon Oliva’s Pain).

“Pentalpha” è una lunga suite che si approssima all’ora di durata, un concept astratto che espone i pensieri di un uomo in punto di morte. L’introduzione scandita da accompagnamenti sinfonici, rivela poi la natura del platter, ovvero l’appartenenza a un doom epico e particolarmente influenzato dal metal classico, con chiari riferimenti ai Candlemass ma anche una sentita volontà di tributare acts storici come i Rainbow, Dio e i Black Sabbath del periodo Ronnie, richiamati spesso nei costrutti barocchi e nelle parti “vintage” affidate ai ricami di synth.

Mattatrice del platter è come prevedibile la voce di Mats, potente, versatile e perfetta compagna di strutture non complesse che fanno leva su melodie evocative, garantendo un riscontro emozionale. All’ascolto notiamo come abbia peso anche la chitarra, autrice di due assoli lunghi e piacevoli attorno alla metà e sul finale dell’album. La chiusura di “Pantalpha” lascia poi spazio agli strumenti di musica classica utilizzati per l’incipit, mentre l’uomo morente si congeda dal mondo con una promessa.

Un lavoro interessante, di certo non particolarmente innovativo ma con numerosi elementi caratteristici e una tecnica esecutiva di prim’ordine.

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