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Ancient Bards – Recensione: Origine (The Black Crystal Sword Saga, pt.2)

“Origine (The Black Crystal Sword Saga, pt.2)”, parte con una intro (“Origine” ) che sembra provenire direttamente da Tamriel, dalle lande desolate nei pressi di Winterhold, una spruzzata di elettronica e l’epicità è assicurata. Il gioco dei nostri sei bardi non si inceppa con “Impious Dystopia”, la giusta sintesi tra i Rhapsody e certi Sonata Arctica ma con una buona dose di inventiva personale.

La canzone picchia, gioca molto con parti groove senza perdere la giusta dinamicità. Sperimenta ma non si trasforma in esercizio di stile. Ed emoziona nei pezzi più cantati da Sara Squadrani. Ed è proprio lei il punto di forza di una band che punta fortissimo sull’impatto dei chorus da cantare a squarciagola in sede live. Dettagli studiati, suoni che si armonizzano a dovere ed una capacità di far funzionare il tutto non indifferente.

Piace la componente “emozionale” del disco, l’impatto delle orchestrazioni e la potenza messa a servizio di canzoni che si incastrano bene nella memoria. “Aureum Legacy”, per esempio, pur non picchiando come un’ossessa è una canzone che resta bene scolpita in testa per la rotondità del suono e per la scelta di un basso pulsante ad accompagnare quasi solitario la voce di Sara. La canzone poi esplode, coinvolge e ti porta dentro un concept denso ed amplissimo. Probabilmente la canzone più bella del disco.

Anche “Light” racconta bene la sua storia, con quelle note di pianoforte sospese nell’aria che si aprono verso l’intensità di una canzone che non può lasciare indifferenti a livello emotivo. Per lei girato giustamente un video. “Oscurità” parte con tratti quasi cinematografici (ricorda nella parte introduttiva, in un certo qual senso, l’impatto oscuro di “Skyfall” di Adele), per poi iniziare ad incalzare nelle orecchie di chi ascolta con un crescendo di melodia ed aggressività. Piace il lavoro di tastiere e chitarre di Daniele Mazza e Claudio Pietronik.

L’album è davvero convincente ed anche una canzone come “The Hollow” (praticamente una strumentale con un coro ad accompagnare la struttura portante) regge la scena senza cedimenti. Poi piace – e parecchio – la suite “The Great Divide”, intensa conclusione di un album che si dimostra una solida conferma per la scena italiana. Con vista sull’estero.

“Origine (The Black Crystal Sword Saga, pt.2)” è un disco convincente, che sicuramente non cambierà la storia del symphonic power metal, ma certamente ha molti più assi nella manica di tanti altri boriosi “so-tutto-io” (di ogni genere musicale) sparsi in giro per il globo terraqueo.

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